Recensioni: "Coscienza e libertà" n° 18/1991, speciale sulla "libertà religiosa" nell'europa dell'est.

Questo semestrale, diretto da Ignazio Barbuscia, si propone di informare sulla situazione della "libertà religiosa" nel mondo.

Dal "dossier Est" pubblicato in questo numero, si ricava una panoramica delle linee di pensiero e d'intenti della Chiesa cattolica nell'europa dell'est, in quanto gli articoli ospitati sono naturalmente tutti rigorosamente catto-integralisti.

Offriamo alcuni esempi. Fatos Tarifa e Elisa Cela, docenti universitari a Tirana, spiegano come il regime comunista, soprattutto nella metà degli anni sessanta, cerco' di reprimere ogni attività religiosa, violando ogni principio della libertà di espressione. Pero', mentre certe loro affermazioni risultano ovvie ad ogni libero pensatore, è insinuante e antistorica la loro affermazione che sia "assurdo" fare come il regime comunista albanese, che definiva antidemocratica ed antisocialista la Chiesa, giungendo ad accusarla di propaganda fascista. Siamo di fronte in questo caso (ed in tutti i seguenti interventi) al tentativo nemmeno nuovo di far passare una entità perseguitata come la "martire della libertà": la Chiesa. Sappiamo che non è così, la stessa storia di quegli anni ce lo mostra: mentre i regimi all'est reprimevano, cercando di creare un rigido baluardo, anche ideologico, all'ovest capitalista e cattolico, la Chiesa cattolica romana, attraverso operazioni politiche e finanziarie, si alleava ai poteri occulti e fascisti (vedi Sindona, Marcinkus e la Continental Illinois Bank, che allora finanziava l'MSI italiano, collegata all'Istituto per le Opere di Religione), altroché immacolati martiri! Era in atto uno schieramento autoritario e fascista, culminato poi in Italia con le stragi, che ha colto al volo il confronto coi comunisti autoritari che gli davano l'occasione per "armare i crociati" ed i gladiatori e perseguitare le forze sociali realmente innovatrici, di qua dal "muro".

Dunque, il fatto che la religione cattolica venga definita "libero pensiero", a causa delle persecuzioni subite all'Est, non è accettabile: all'ovest, a quei tempi e tutt'ora, il Sistema politico e finanziario religioso cattolico si batte contro il libero pensiero ed è da sempre alleato di chi duramente persegue il controllo sociale. Ed ora che gli SS20 non si sa più dove puntino, lo spirito antidemocratico e reazionario della Chiesa e delle forze politiche ad essa affini è allo scoperto, non più protetto dall'aureola del martirio, semmai dal manto oscuratore dei mass media.

Pensiamo alla Polonia. Chissà come, da quando Walesa e Wojtyla non sono più così popolari in Polonia, i servizi giornalistici sulla libertà di espressione in Polonia si contano sulle dita. Su "Coscienza e libertà", grazie all'articolo di Janusz Osuchowski, capiamo con maggiori dettagli in cosa è consistita la "battaglia per la libertà in Polonia" condotta dalla Chiesa cattolica e tanto propagandata fino a qualche tempo fa.

Nel 1978, venne proclamato papa Karol Wojtyla, da allora ingenti finanziamenti giunsero al sindacato polacco Solidarnosc, ed in breve la Chiesa e l'ex operaio Lech Walesa divennero i più stretti alleati del regime polacco, messo in ginocchio rispetto alla necessità di riconoscere alla Chiesa cattolica lo scettro di guida morale, politica, spirituale del popolo polacco.

"Nello stesso tempo la Chiesa adotto' il ruolo di portavoce degli interessi della società ed esercito' il ruolo di mediazione nelle relazioni con le autorità", dice Osuchowski, dipingendo lo storico doppiogiochismo della Chiesa cattolica come "santa missione": chi vuole intendere intenda. Nel frattempo, ad ovest, la Banca Vaticana e Paul Marcinkus rastrellavano il necessario materiale (banconote verdi) per la santa missione. Il modello occidentale (Chiesa e Stato uniti nelle frodi e nel controllo sociale) doveva essere esportato in Polonia attraverso una concreta dimostrazione di forza e ricchezza.

Insegnamento cattolico nella scuola pubblica, esenzioni dalle tasse, beni di proprietà, assicurazioni sociali e benefici al clero, estensione della rete di connivenze finanziarie tra Stato e Chiesa: ecco il risultato dell'-investimento- papale.

Per "ringraziare" lo Stato Polacco di tanta condiscendenza, Wojtyla ha da poco nominato un vescovo per l'esercito polacco, "funzione che non era stata coperta in Polonia da oltre 50 anni".

In un articolo di Gheorge Vladutescu (del Segretariato di Stato per i Culti, Romania), si capisce, papale papale, cosa intenda il Vaticano per "libertà di religione" all'est: per soddisfare "al massimo" i bisogni dei credenti, lo Stato rumeno ha accordato finanziamenti per la costruzione di 300 nuovi luoghi di culto ed il restauro dei vecchi, ha concesso dai 5 ai 10 ettari di terreno ad ogni parrocchia e convento, ha finanziato l'insegnamento religioso nella scuola pubblica, ha accettato l'istituzione dei cappellani militari, ha sovvenzionato il clero e permesso che le Chiese ricevessero "aiuti" senza limite in valuta estera.

Ecco perché ora Chiesa ortodossa e Chiesa cattolica non vivono in spirituale comunione: c'è da dividersi una torta succulenta, quella del dominio spirituale sui cittadini (già angariati e depauperati), e la Chiesa cattolica vuole essere ripagata, con tanti interessi, dei suoi crediti.

 

Scheda:

ALBANIA:

-Separazione definitiva della Chiesa Cattolica da quella Ortodossa, 1054.

-L'esercito ottomano porta la religione dell'Islam in Albania.

-Il Movimento Nazionale Albanese, nel XIX secolo ha tra i suoi slogan "la religione degli albanesi è l'albanese".

-Con la fondazione dello Stato nazionale albanese, nel 1912, convivono le tre confessioni religiose cattolica, ortodossa, musulmana.

-Il governo Hoxha, con la Costituzione proclamata nel 1946, dichiara la separazione tra Chiesa e Stato, ed ammette il finanziamento delle Chiese.

-Il regime comunista insiste con la propaganda antireligiosa, che raggiunge il culmine alla metà degli anni sessanta.

-Il 21 Gennaio 1967, gli studenti di una scuola secondaria di Durres dichiarano "guerra alla religione". Hoxha ribadisce "la religione è l'oppio dei popoli".

In breve tempo vengono chiuse 2.171 chiese e moschee e licenziati mille sacerdoti.

-Nel 1976, la Costituzione della Repubblica Popolare Socialista di Albania dichiara la religione illegale.

-Recentemente, dopo le libere elezioni del marzo 1991, la religione è sulla via di una nuova "istituzionalizzazione", anche se ancora non ne sono stati definiti i termini.

-Il 51% degli albanesi non si considera come appartenente ad alcuna religione.