ANARCHISMO E LIBERTA' RELIGIOSA
Estratti dalla relazione di Gianni Cimbalo all'ottavo meeting anticlericale.
-L'anarchismo e la critica alla religione.
La critica dell'anarchismo e quella marxista alla religione hanno origini comuni. Vi è tuttavia nell'anarchismo un'accentuazione dei richiami alle critiche illuministiche alla religione, una maggiore influenza del razionalismo scientista e insieme una maggiore importanza riconosciuta al problema religioso che discende dalla diversa analisi sul ruolo degli elementi sovrastrutturali nella trasformazione sociale. L'anarchismo vede la religione non solo come falsa coscienza delle masse, indotta da cause strutturali ma anche come fenomeno associativo, politico che dando vita ad organizzazioni -le Chiese o le confessioni- svolge un ruolo di conservazione dei rapporti sociali e produttivi esistenti, fornendo allo Stato quel complesso di valori che permettono la riproduzione del comando, la trasmissione della cultura dell'obbedienza, della sottomissione ai potenti, della rinuncia a ribellarsi. Da qui la convinzione che la lotta contro le Chiese e le confessioni religiose deve accompagnare la rivoluzione sociale perché l'affrancamento dallo sfruttamento deve avvenire muovendosi contemporaneamente a livello soggettivo e oggettivo, ovvero rimuovendo le cause strutturali ma anche le ragioni di natura sovrastrutturale e quindi culturale, di educazione, di costume che lo rendono possibile. Perciò l'anarchismo si ripropone di eliminare le cause che permettono l'insorgere stesso del sentimento religioso.
-Identità e differenze tra anarchismo e marxismo.
Per questi motivi l'anarchismo recupera culturalmente le analisi dei cosiddetti socialisti utopisti e propone il superamento della famiglia come momento di una realizzata solidarietà sociale ed umana che supera l'istituto familiare; così facendo l'anarchismo porta un attacco radicale in particolare all'istituto che le Chiese cristiane pongono a fondamento della loro costruzione etica.
Nella concezione dell'anarchismo i rapporti di sangue vengono sostituiti dai rapporti d'amore e di solidarietà tra gli uomini e le donne e il vincolo parentale si annulla nella tensione comune alla educazione e al sostentamento dei bambini per la costruzione di un mondo nuovo nel quale venga superata la contrapposizione, a partire dai livelli iniziali quali quello tra gruppi familiari diversi. Alla famiglia naturale insomma l'anarchismo contrappone una formazione sociale "aperta" costituita da liberi associati per l'educazione della prole. Una tale concezione non può che far proprio l'amore libero che sostituisce il matrimonio e si caratterizza come una forma più alta e profonda di unione poiché la scelta dell'altro/a nasce, si ripete e si rinnova ogni volta, ogni momento, rifuggendo le convenzioni sociali, l'abitudine, le ipocrisie tanto frequenti in un rapporto che vive in forza della sua istituzionalizzazione.
A differenza di quanto avviene per il marxismo l'anarchismo propugna questo mutamento di costume già nella fase della lotta di classe per la realizzazione del comunismo anarchico, pur nella consapevolezza che vi sono limitazioni strutturali che impediscono la piena realizzazione di questi rapporti. Questa impostazione è quindi di tendenza e spesso passa per istituti quali la convivenza di fatto, della quale gli anarchici chiedono l'equiparazione giuridica al matrimonio, soprattutto in ordine ai diritti del convivente e della prole.
Tuttavia nelle fasi di trasformazioni rivoluzionarie, mentre gli anarchici hanno sempre tentato di porre le premesse di questa trasformazione sovrastrutturale i marxisti si sono sforzati di ricondurre "alla legalità" della famiglia di diritto la strutturazione dei rapporti intersoggettivi, pur mantenendo ovviamente istituti borghesi di salvaguardia delle libertà individuali quali il divorzio. (Illuminante a questo riguardo la polemica con Lenin della Kollontai, la quale lamentava l'abbandono della prassi della comunicazione all'ufficio di statistica come unico adempimento per coloro che formavano un "nucleo familiare", inauguratasi dopo il febbraio del 1917, ed il ritorno al matrimonio sia pure civile, disposto con decreto dal governo bolscevico).
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-La comune visione della società comunista.
La liberazione dalla religione sarà possibile nel comunismo realizzato.
E' pur vero che queste differenze tra anarchismo e marxismo si ricompongono nella fase di comunismo realizzato nella quale l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione, la rimozione delle disuguaglianze sociali, della divisione tra lavoro manuale e intellettuale, la liberazione dallo sfruttamento, permetteranno di superare l'alienazione e quindi anche la religione. Ma quanto diverse le strategie e i mezzi per giungere a questo risultato!
Quel che oggi si può dire, dopo il fallimento dei regimi di "democrazia socialista", è che sappiamo che quella strada pensata dal marxismo, che ha visto il sacrificio generoso di milioni di donne e di uomini, porta al disastro, alla resa incondizionata all'avversario di classe. Ed è sintomatico che la battaglia sia stata persa dal marxismo non solo sul terreno dell'economia per non aver saputo e potuto rispondere al superamento delle politiche economiche di piano, ma anche sul terreno dei valori, per non aver saputo rispondere alla domanda di libertà, di partecipazione, di nuovi valori di solidarietà, di internazionalismo, di pace intesa come giustizia sociale ed emancipazione dallo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Devono far pensare le adesioni acritiche al pacifismo propugnato dal Giovanni Paolo II che egli fa derivare e connette all'abbandono della lotta di classe!
-L'ateismo di stato, strumento dello stato socialista per la costruzione del comunismo.
Non si vuol assolutamente sostenere che gli Stati di "democrazia socialista" non avessero anch'essi un "progetto etico", ma solo che esso -dopo il periodo "eroico" dell'insurrezione rivoluzionaria- non differiva nella sostanza da quello borghese e, in campo religioso, si caratterizzava per il cosiddetto ateismo di stato. Va detto che su questo piano si è consumato uno dei più clamorosi fallimenti della strategia marxista di gestione della fase di transizione al comunismo. Infatti sotto il profilo strutturale non vi è stata legislazione degli Stati socialisti dell'Est europeo, URSS compresa (esclusa forse l'Albania) dove le Chiese e le confessioni religiose in genere non sono rimaste titolari di beni o di funzioni sociali caritative, a volte educative, altre assistenziali, riconosciute dallo Stato; per non parlare della Polonia dove la Chiesa ha da sempre avuto la gestione di banche e la possibilità di organizzare i contadini. Ma sul piano sovrastrutturale si è isolato il problema religioso dagli altri problemi etici, quasi che la credenza religiosa potesse essere contrastata da una religione laica, fatta di razionalismo, scientismo, storicizzazione dei fenomeni, quasi che la credenza religiosa non avesse radici nelle angosce di una felicità irrealizzata sulla terra, nella sostanziale ineguaglianza nella vita di ogni giorno, nell'insoddisfazione dei bisogni materiali e di libertà, alle quali la religione risponde con la speranza della felicità che si realizza nella comunione con Dio.
Se a tutto questo si aggiunge l'uso della repressione come strumento di affermazione dei valori laici e di annullamento del fenomeno religioso ben si comprende come il martirio e la persecuzione abbiano aiutato la religione a sopravvivere nella clandestinità, ad alimentarsi attingendo alle persecuzioni e alle sofferenze e soprattutto alle insoddisfazioni e alle alienazioni prodotte da una società civile sempre più burocratica e lontana dai valori originari del comunismo. (...)
-La critica dell'anarchismo all'ateismo di stato.
L'anarchismo ha sempre criticato l'ateismo di stato dei paesi a democrazia socialista non solo per la sua inefficacia, ma come parte di un sistema politico repressivo delle libertà che assegnava allo Stato e al partito unico la guida delle masse e l'obiettivo di costruire il socialismo. (...)
Ad impedire all'anarchismo il ricorso all'ateismo di stato non è solo la negazione che esso fa' dello Stato nella eccezione di strumento autoritario di direzione della società civile ma anche la consapevolezza che la libertà è un valore supremo che va comunque salvaguardato, soprattutto quando essa riguarda le coscienze. La repressione della libertà di pensiero è strumento che appartiene ad altri e non certamente all'anarchismo. L'anarchismo ha perciò sempre combattuto la religione con la propaganda, denunciandone le cause, additando i danni che essa produce, facendone rivelare la funzionalità alla riproduzione dello sfruttamento, cercando di propugnare un diverso e completamente alternativo sistema di valori certamente inconciliabile con quello proprio del capitalismo.
-La libertà religiosa individuale - tutela: L'anarchismo propugna la difesa delle libertà individuali, prime tra tutte quella dal bisogno e quella di pensiero. Pertanto non può che tutelare anche la libertà religiosa individuale.
Il permanere di ogni uomo e di ogni donna nell'alienazione religiosa costituisce un problema per l'intera comunità che non può essere risolto con un atto autoritativo ma sforzandosi di creare condizioni per rimuovere le cause materiali dell'alienazione. Ciò fatto, o almeno tendenzialmente realizzato, vi sono comunque margini di libertà individuale tali che non è possibile vietare ad alcuno di credere in una qualsivoglia religione.
Questa libertà di credere trova limiti solo nell'altrui libertà.
La tutela della libertà religiosa individuale, in una società che vuole essere costituita di "liberi ed eguali", non potrà avere regole diverse da quelle che per il diritto comune concernono la tutela della libertà di pensiero. Per l'anarchismo non vi sono e non possono esservi particolari diritti scaturenti dalla tutela del sentimento religioso individuale non assimilabili a quelli altrimenti tutelati nell'ambito di una società che assicuri il massimo delle libertà possibili. Per l'anarchismo è impensabile qualsiasi forma di regime concordatario, qualsiasi differenziazione di status in ragione di motivi religiosi e ciò pone l'anarchismo in netta contrapposizione con ogni forma di gestione teocratica della società.
Una tale concezione della libertà religiosa individuale si inserisce in un progetto di costruzione di un nuovo sistema di valori che è costantemente in evoluzione, sempre perfettibile, sempre attento al confronto dialettico e alla creazione di migliori condizioni di vita per tutti, in un quadro di solidarietà ed uguaglianza a livello planetario. (...)
Gianni Cimbalo (Università di Firenze, Diritto Ecclesiastico)
SCHEDA
LA NUOVA LEGGE URSS SUI CULTI:
La legge, approvata il 1 ottobre 1990, è composta da 31 articoli e divisa in sei capitoli. Nel primo si enunciano il diritto alla libertà di coscienza e l'uguaglianza a prescindere dalle personali opzioni religiose. Si sancisce la separazione dello Stato dalle Chiese e l'abbandono dell'ateismo di stato. Si sancisce l'aconfessionalità della scuola. Nel secondo capo si enucleano i concetti di confessione religiosa, di comunità religiosa e si tracciano le linee del rapporto con dipartimenti, centri, enti religiosi, monasteri, confraternite, missioni, istituti di istruzione religiosa. Si definiscono poi le caratteristiche degli statuti delle confessioni e le procedure per la loro iscrizione nel registro delle persone giuridiche.
Un giudizio sommariamente positivo può essere dato ad alcune norme, mentre il giudizio non può che essere critico al capo III relativo allo stato patrimoniale delle organizzazioni religiose, ed in particolare agli Art. 17 - 18 - 19 - 20 che permettono la ricostruzione del patrimonio immobiliare e quindi della base del potere economico delle confessioni religiose. Queste norme vanno lette alla luce del penultimo capoverso dell'art. 18 che apre la strada alle esenzioni fiscali e alla libertà di impresa che non ha limiti.