Wojtyla vuol far scuola in Ungheria.

 

Dalla relazione di Miklos Sukosd, redattore di "Magyar Narancs", Budapest, tenuta all'ottavo meeting anticlericale, nella giornata di sabato 24/8, durante il Convegno "La falsa liberazione. Chiesa cattolica ed est europa: un nuovo totalitarismo?".

 

L'Ungheria non è un paese cattolico al pari di Polonia, Italia, Cecoslovacchia, bensì un paese molto più ateo. Da alcune indagini risulta che solo il 20% della popolazione è praticante. Anche se naturalmente i cattolici dichiarati, ma non praticanti, risultano essere in percentuale maggiore.

Si rileva inoltre una percentuale abbastanza alta di ebrei e protestanti. Nonostante ciò la Chiesa cattolica è stata in grado di raggiungere obiettivi molto importanti in questo scenario post-comunista.

Il Parlamento ha approvato una legge che fa sì che tutte le proprietà confiscate, e quindi nazionalizzate, un tempo alla Chiesa, le vengano ora restituite. Ciò è accaduto anche in Cecoslovacchia. Il potere della Chiesa non è passato dunque tramite i credenti, ma tramite la volontà dei partiti e delle istituzioni.

In Parlamento sono stati eletti sei partiti politici, dallo scorso anno. Questi rappresentano solamente due fazioni: il potere governativo e l'opposizione. Al governo, uno, il Forum nazionalista ungherese (il partito conservatore nazionalista) somiglia ai partiti democristiani dell'occidente; ed è in coalizione col partito dei contadini e con un altro partito democristiano molto ideologico.

All'opposizione vi sono il partito dei giovani democristiani, e quello dei liberi democratici. Il partito dei giovani democristiani è un caso molto interessante e unico al mondo: i suoi appartenenti non debbono superare i trentacinque anni; questo partito proviene da un movimento di giovani che poi si è fatto partito. Questo partito pubblicava un giornale che ora non gli appartiene più, in quanto dopo essere entrato in Parlamento ha abbandonato posizioni radicali.

Un altro partito, il partito socialista, è un rimasuglio dell'ex partito comunista nel quale pero' non sono rimasti i "duri".

Fondamentalmente non c'è un partito comunista in Parlamento, perché questa parola, durante la campagna elettorale, è stata usata come deterrente alla popolarità. Dunque è il discorso a favore del libero mercato che vince.

La legge più importante fatta passare dal governo è appunto quella che ha restituito alla Chiesa le sue antiche proprietà. quindi, se in Italia c'è il problema della tassa di religione, in Ungheria c'è il grave problema della restituzione delle proprietà.

Alla fine della seconda guerra mondiale la maggior parte delle scuole erano di proprietà della Chiesa cattolica, adesso tutte queste scuole vengono restituite alla Chiesa; e questo in un Paese fondamentalmente non cattolico. Ciò crea grossi problemi specie in cittadine e villaggi. Siccome non c'è disponibilità di personale insegnante e non insegnante religioso, le scuole non funzionano. In genere è il prete del posto che decide se licenziare o no il personale addetto in precedenza.

La Chiesa ha dovuto promettere di istituire corsi per ebrei e protestanti, ma naturalmente nemmeno questo avviene.

Un altro problema è quello dell'aborto, poiché naturalmente la posizione della Chiesa cattolica ungherese in merito è la stessa del Papa; si vuole cioè tornare indietro rispetto alla legge vigente che è permissiva. Forse presto si farà una legge anti aborto, e si tornerà all'aborto clandestino, mentre i partiti al governo si comporteranno come una macchina per votare assecondando le esigenze ideologiche e pratiche del clero.

Un altro problema è quello di Papa Wojtyla (che si trovava in Ungheria sino a tre giorni fa). C'è da notare come i mass media hanno pubblicizzato l'arrivo del Papa e guidato l'accoglienza. Al momento ci sono due Tv e tre radio statali in Ungheria, e acquisire le frequenze libere è in pratica impossibile. Il monopolio di Stato esiste per quel che riguarda radio e Tv, anche se non per la stampa (esistono molti giornali indipendenti).

Le Tv e le radio hanno dato uno spazio enorme alla visita del Papa. Hanno trasmesso cinque messe in cinque giorni, ognuna dalla durata di due o tre ore. Ogni sera c'erano tre telegiornali aggiuntivi che davano grande spazio alla visita papale, nonché uno spazio serale che riepilogava tutti i movimenti del Papa.

Inoltre tutti i programmi erano stati formulati in modo da ossequiare i contenuti religiosi cattolici, come se fossero "dedicati" a questa visita.

Questo succede in un Paese dove i cattolici praticanti sono il 20% della popolazione. Non si è potuta sentire, alla radio e alla Tv, una sola voce discordante con questa.

Invece la stampa ha parlato in modo diverso di questa visita e di questo Papa: si è parlato dei costi enormi della visita, di aborto e contraccezione, delle radici antisemite dei cattolici, dei problemi di rapporto tra Stato e potere religioso.

Il Fronte anticlericale ungherese è composto dal gruppo anarchico di Budapest, dal Collegamento femminista, dalla redazione di "Arancia ungherese" (Magyar Narancs) che è il giornale che ha organizzato la conferenza contro la visita del Papa.

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