Tagliata la lingua a chi bestemmia.
"Chi verrà sorpreso dalle Forze dell'Ordine a bestemmiare Dio o altri elementi del culto cattolico (compreso il Panettone), sarà punito col taglio della lingua, che verrà eseguito in Campidoglio. La lingua verrà poi salmodiata e salmistrata.
Anche le truppe irregolari (ciellini, scouts ecc.) della Chiesa di appartenenza forzata del peccatore potranno eseguire la denuncia della pecorella nera."
Sappiamo bene che il reato di vilipendio alla religione è un privilegio ancorato al Codice penale, che permette al clero di perseguitare coloro che fanno satira contro il clero stesso, quale portatore di precisa volontà politica. Se tutti i Credi, le Filosofie, le parti politiche e sociali riconosciute chiedessero di poter avvalersi di un articolo di legge simile, potrebbe essere vietato non solo caricaturare qualsiasi personaggio politico eminente, ma persino esprimere in pubblico critiche taglienti, perché sicuramente ci si ritroverebbe in Tribunale, accusati d'aver pronunciato, nel corso di quelle critiche, qualche parola offensiva. Ciò è assurdo, eppure, nonostante esistano articoli di legge che tutelano il vilipendiato, la Chiesa cattolica continua a potersi avvalere del privilegio suppletivo della "tutela della religione" che infligge pene pesanti quanto per una falsa testimonianza. Si può essere accusati d'avere offeso una entità che esiste solo nel Credo delle persone? Non potremmo ritenerci vilipendiati allora perché qualsiasi "ideale" viene "offeso"? Il privilegio concesso alla Chiesa è uno strumento di potere e controllo sociale in più, memore dei tempi della Inquisizione: attraverso l'accusa di "vilipendio alla religione" i clericali possono far tacere voci, sequestrare film, libri, vignette, ...inventarsi persino atti di blasfemia inesistenti, per bloccare iniziative, come è accaduto al Meeting anticlericale.
Il sapore della Inquisizione, l'irrazionalità e l'odio rispuntano dalle parole del Cardinal Silvio Oddi, quando afferma che una "nazione che non punisce la bestemmia si attira l'ira divina". Per non parlare del direttore dell'editrice cattolica "Il Carroccio", che porta ad esempio i musulmani (che ancora puniscono - e come!- i blasfemi) quali specchi di virtù legislativa.
Il Corriere della Sera del 5 Gennaio scorso, riportando la notizia del quesito posto alla Corte Costituzionale circa la punibilità della bestemmia, da parte del Tribunale di Milano, cita il Meeting Anticlericale:
durante quello del 1988, il Quinto, si discusse della bestemmia "come espressione di rivolta e fantasia popolare contro la Chiesa"; atei ed agnostici definirono la bestemmia un controsenso, ma il predominio dei simboli di uno strapotere clericale sembra ancora preoccupare i Prelati.