C.E.I. (liberamente tradotto Campagna Elettorale Integralista).
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Non è di oggi la questione dell'unità politica dei cattolici (che tradotto in italiano significa voti alla D.C.) ma le querelle estive sull'argomento e la dichiarata campagna elettorale per le elezioni parlamentari di aprile, ripropongono in termini di attualità l'argomento.
Noi che siamo pregiudizialmente avversari della chiesa e che rispetto al voto politico di delega assumiamo quantomeno un distaccato disinteresse, entriamo nel merito non tanto per spostare qualche voto, quanto piuttosto per rilevare una delle tante contraddizioni di chi si autoproclama ministro del verbo.
La prima contraddizione, lampante, emerge dal recente viaggio papale in Brasile dove è nota la posizione del clero locale di aperta critica alla politica sociale ed istituzionale dei regimi sud-americani. In questo contesto, in aperta contraddizione con quanto sostenuto in Italia o in Polonia (solo per fare alcuni esempi) il papa ha sottolineato come l'unità politica dei cattolici non sia una "dogma". Da cui, il clero brasiliano potrà amministrare sia le anime randagie delle favelas che i ricchi lasciti della borghesia "compradora" o sostenere candidati possidenti in cambio di favori politici (finanziamenti statali alle scuole confessionali, alle missioni, ed agli altri istituti religiosi operanti nel paese).
In Italia, invece, per bocca di Ruini, la C.E.I. (Conferenza Episcopale Italiana), non smentita dal papa, ha ribadito ancora una volta la disposizione del clero all'unità politica dei cattolici e, visto che qualcuno faceva lo gnorri, ha spiegato come tale dottrina si debba intendere come sostegno alla Democrazia Cristiana. Bene, la questione, di per se', si potrebbe chiudere qui. E' noto l'opportunismo politico del clero (quello cattolico come quello delle altre chiese o religioni). E' noto il voto di scambio fra clero e D.C.: i democristiani sostengono a spada tratta l'integralismo cattolico (concordato, ministero della pubblica istruzione, gestione delle banche cattoliche, lobby parlamentari che mantengono invariati i favori fiscali e contributivi degli istituti religiosi) e poi nelle ricorrenti tornate elettorali presentano all'incasso le cambiali maturate con il loro operato. Craxi c'ha provato con la firma del concordato e con l'assunzione in segreteria di Acquaviva ma i preti gli hanno fatto il ben noto scherzo lasciandolo sostanzialmente a bocca asciutta. Come lui, prima di lui e dopo di lui, stuoli di sedicenti laici continuano questa suicida politica; tant'è, i voti di quei fedeli che assumono la dottrina della chiesa quale vincolo rispetto al loro libero arbitrio vanno alla Democrazia Cristiana.
Il nocciolo della nostra critica al clericalismo è qui: la concezione non più religiosa, bensì dottrinaria che il cattolicesimo imprime al suo insegnamento, tale che il fatto di credere nel dio di Roma (piuttosto di un qualsiasi altro dio o di nessuno, come ci capita di fare), comporta obbedienza alla gerarchia ecclesiastica la quale dirà al fedele cosa è giusto e cosa è ingiusto.
Tale meccanismo di delega di pensiero è diffuso anche al di fuori della chiesa cattolica, è anzi tipico di qualsiasi forma di pensiero autoritario secondo il quale vi sarà sempre un clero (nero, bianco, verde o rosso) che disporrà la verità ed il modo di perseguirla.
L'altro aspetto della questione, meno filosofico e più materiale, è quello del peso che tale azione politica della chiesa cattolica esercita nella società italiana. Quanti sono i voti che la chiesa può condizionare? Su questo si sbizzariscono i segretari organizzativi dei partiti ed i relativi uffici elettorali. Noi possiamo fare alcuni conti senza pretendere di spaccare il capello in quattro.
E' assodato che i praticanti siano circa il 17% dei credenti (secondo quanto sostiene la stessa C.E.I). Non è assodato quanti siano i credenti. Se fossero quelli che dichiara la chiesa cattolica (il 95% della popolazione italiana) avremmo circa 10 milioni di praticanti. Il che non è assolutamente credibile, visto il numero delle chiese e dei preti (rispettivamente circa 25.000 e 35.000). E' più attendibile una stima che si aggiri attorno a 5 milioni di praticanti (di persone che vadano quindi in chiesa almeno una volta all'anno). Contando solo coloro che vanno regolarmente in chiesa, più il clero, stimiamo che il partito cattolico possa contare su circa 1.300.000 militanti i quali sono a loro volta suddivisi in vari gruppi (Opus Dei, Comunione e Liberazione, Scuole cattoliche, Gesuiti, conventi, ACLI, MCL, D.C. in senso stretto, CISL, ecc.). Se pensiamo che questa gente esercita il potere a vari livelli ed al ritorno clientelare di tale esercizio (sicuramente poco spirituale) la quota elettorale della D.C. (circa 7.500.000 di voti) è sicuramente bassa. Da un punto di vista sociologico si potrebbe senz'altro affermare che l'azione politica dei cattolici è inefficiente. Va inoltre ricordato che la D.C. (in modo speculare al P.C.I.) nonostante si mantenga su di una quota elettorale del 30% ha perso nel corso delle ultime due elezioni politiche, circa 2.000.000 di voti in termini assoluti. Si comprende quindi l'agitazione dei notabili D.C. e l'interessamento dei porporati affinché l'orticello non venga sparpagliato: oltre a qualche scorreria da parte di socialisti e pidiessini ecc., il nemico reale della D.C. all'interno del partito cattolico è in termini elettorali il leghismo e (seppure oggi ridimensionato dal tradimento dei gesuiti) la Rete di Orlando & C.
Il dogma del voto alla D.C. viene quindi ribadito a fini di garantire la permanenza del potere clericale in Italia: un'eccesiva dispersione (una diffusione movimentista, già sperimentata in altre occasioni) dei voti potrebbe oggi, di fronte alla crisi delle istituzioni politiche statali, essere fatale al potere temporale della chiesa cattolica. La strategia politica di Woytila, in Italia, si basa su queste considerazioni fin dalla sua elezione: riorganizzare l'unità politica dei credenti per poter condizionare le scelte generali e garantire continuità nell'esercizio del potere.
A questo è servito l'integralismo ciellino, a questo serve la massoneria nera dell'Opus Dei, a questo serve la D.C. Se, nonostante questo, la fede impone di votare secondo quanto è utile alla parrocchia, qualcuno ci dovrebbe spiegare la presunta qualità del messaggio cristiano.
ws