RECENSIONE.

Cosmo G.Sallustio Salvemini; pref. di Piero Bellini.

"La Questione Cattolica in Italia"- Privilegi Concordatari.

Prima edizione, editrice Ianua, 1990. Lire 40.000.

Il pericoloso taumaturgo.

"Un ecclesiastico che non credeva nel mormonismo si reco' a far visita a Joseph Smith, il profeta, e gli chiese un miracolo, Smith gli rispose:

-Benissimo, signore. Lascio a lei la scelta. Vuole diventare cieco o sordo? Sceglie la paralisi o preferisce che le secchi una mano? Dica, e in nome di Gesù Cristo io soddisfero' il suo desiderio.

L'ecclesiastico balbetto' che non era il genere di miracolo che aveva chiesto.

-In tal caso, signore -disse Smith-, lei resterà senza il suo miracolo. Per convincere lei non voglio pregiudicare altre persone.

M.R.Werner, Brigham Young (1925).

da "Racconti brevi e straordinari" di Borges e Casaras.

 

Tra le tante chiacchere oziose sulla vita, la pace, la giustizia e i diritti umani, ammannite sfrontatamente dai mass-media, affiora sporadicamente qualche timido contributo alla chiarezza. E' il caso del presente libro, che in 12 capitoli, delinea puntualmente i capisaldi giuridici sui quali si fonda la prevaricazione dell'integralismo. E' noto (o dovrebbe esserlo), che al disfacimento dell'impero Romano, intorno al IV secolo, il suo dominio fu rilevato dalla Chiesa cattolica, che colse al volo l'occasione per instaurare il proprio potere, adottando il ruolo prevaricatorio di quello, senza alcuna preoccupazione di mitigarne almeno i metodi. A nulla è valso, come si è visto di recente, il pallido tentativo di imitazione di tale struttura coercitiva, che ha il suo fulcro nella parrocchia, da parte di una forza antagonista, il bolscevismo, la quale ebbe il suo apogeo nell'era staliniana, e che oggi sconta miseramente, dati i suoi presupposti, non tanto l'incapacità di porsi come alternativa ma piuttosto quella di porsi come concorrente. (...)

Tornando al libro, la sacrosanta indignazione che lo pervade, di fronte alle incongruenze tra i predicamenti evangelici e gli espedienti per la conservazione e l'accrescimento del potere temporale, sembra vana ai più, essendo proverbiale la rapacità dei chierici. In via di principio l'interlocutore cattolico nega ogni valore alla storia, e di conseguenza al progresso umano, riconoscendo soltanto la grazia e l'illuminazione divina, mentre tutto il resto consisterebbe soltanto di accidenti insignificanti nel tempo e nello spazio dell'eternità, tuttavia è proprio sul significato materiale di questi accidenti che prospera la prevaricazione ecclesiastica.

La Chiesa disprezza la natura, poiché la morale di questa non coincide con quella consigliata dai suoi interessi parte, e teme il giorno nel quale dovrà rendere conto della sua incoerenza, tuttavia non può abbassarsi a seguire i suggerimenti del più comune buonsenso.

Da ciò si evince che per essa l'umanità, intesa come entità, o anche come qualità, non ha alcun valore se non in funzione della Chiesa stessa. Quindi ogni appello agli insignificanti accidenti terreni va inteso come una semplice esercitazione retorica tesa a tutelare i propri interessi.

La presunzione dell'infallibilità papale, come tutti i principi dell'assolutismo e della tirannide, va ben oltre la sua espressione verbale, è ovvia quindi la pretesa che copra anche la sua espressione bancaria e finanziaria.(...)

T.A.