500 anni di Resistenza indigena popolare e negra.

 

 

Si en vez que cemento

pa' la construccion

le hicieran un faro

a la education.

(Se invece che cemento per le imprese di costruzione facessero un faro per la educazione), da una canzone di Juan Luis Guerra, cantautore della Rep. Dominicana, riferita al gigantesco faro costruito dal governo per l'arrivo del Papa, il 12 ottobre '92. E' stato per parecchi mesi il disco più venduto in America Latina).

 

 

Il 1992 ha visto un fiorire di iniziative dedicate ai 500 anni del primo viaggio di Colombo in America.

Da una parte le celebrazioni ufficiali patrocinate dall'Europa e dai governi latinoamericani, asserviti agli interessi delle multinazionali e schiavi del debito estero, della banca mondiale, del fondo monetario internazionale.

La grande esposizione di Siviglia, in cui la Spagna doveva presentare all'Europa l'apertura dei mercati latinoamericani, finora appannaggio degli Stati Uniti ed invasi recentemente dal Giappone, non ha dato grandi risultati. La Spagna si scopre in una fase di recessione e di crisi senza precedenti dalla fine del Franchismo.

Le Colombiadi di Genova sono affondate in un buco economico pauroso, coperto come sempre dai contribuenti, celebrando pi i fasti di tangentopoli che la presunta italianità di Colombo.

Il Vaticano, unico stato al mondo che riconosce il governo golpista di Haiti, ha promosso in ogni paese dell'America Latina la campagna pastorale per i 500 anni di evangelizzazione (...).

Il vertice di Rio de Janeiro sull'ambiente ha sancito chiaramente che chi ha depredato per cinque secoli l'America Latina non ha nessuna intenzione di restituire il maltolto.

Giova ricordare che solo a Cuba la data del 12 ottobre non è considerata festiva. Negli altri paesi questa giornata viene celebrata come la Dia de la raza, cioè giornata della razza, giorno in cui la razza bianca è venuta a popolare il continente.

Dall'altra parte le controcelebrazioni, in America Latina ed in Europa, che hanno invece innescato meccanismi nuovi.

L'iniziale campagna 500 anos de resistencia indigena si è trasformata presto in 500 anos de resistencia indigena y negra e poco dopo in 500 anos de resistencia indigena, negra y popular. Un processo, rapido e non senza contraddizioni, di apmliamento del fronte di resistenza. In particolare alcune organizzazioni indigene temevano che, aggiungendo il termine ed i contenuti popolari, si mettessero ancora una volta in secondo piano gli indigeni e le loro tematiche. Va invece segnalato che la campagna continentale in America Latina ha favorito l'unione e lo scambio tra migliaia di esperienze di tutti i paesi, mettendo in contatto movimenti, associazioni e gruppi di base di tutto il continente a partire dalla questione indigena (...).

In Italia molte manifestazioni gi ricorrenti o programmate si sono dedicate al tema della conquista. Tra di esse il meeting anticlericale.

Vogliamo sottolineare la rilevanza qualitativa del modo in cui questo problema è stato affrontato nella giornata del meeting dedicata al tema "La chiesa e la conquista".

Il ruolo fondamentale della chiesa cattolica nella distruzione delle culture indigene americane è stato infatti riconosciuto in tutte le manifestazioni sul quinto centenario, ma vi è stata una tendenza generalizzata a distinguere tra una chiesa cattiva ed una chiesa buona, a sottolineare il ruolo di alcuni religiosi che si sono opposti allo sterminio degli indios.

Tra questi, Bartolomé de las Casas ha giocato un ruolo di primo piano nelle rievocazioni di molti cattolici progressisti.

Merito del dibattito sviluppatosi in seno al meeting anticlericale è stato quello di ricordare che fu proprio Bartolomé de las Casas a suggerire una soluzione originale allo sterminio degli indigeni che non sopportavano le condizioni di lavoro imposte dagli europei: importare in America schiavi negri, la cui resistenza alla fatica era già conosciuta e comprovata da spagnoli e portoghesi. Le teorie di Bartolomé de las Casas fornirono infatti una giustificazione ideologica e morale all'avvio della tratta dei negri verso le piantagioni e le miniere americane.

Non deve stupire se in America Latina, nelle iniziative dei 500 anos de resistencia indigena, negra y popular, il Bartolomé de las Casas non abbia ricevuto grandi onori.

Ma presso certi progressisti nostrani, l'importante è scovare del buono anche nella chiesa cattolica dell'inquisizione e della conquista (...).

Nel meeting si è parlato anche di teologia della liberazione. Rifuggendo agli anatemi, propri di altre tradizioni, ma anche alla difesa incondizionata, sono emersi due elementi di indubbio interesse su questo fenomeno della chiesa latino-americana:

-la teologia della liberazione è più forte in quei paesi dove il predominio cattolico è in discussione (in particolare in nazioni come il Brasile e il Guatemala...), non a caso gli stessi teologi della liberazione parlano di una "emergenza pastorale", riferendosi alle sette religiose, ed indicano alle gerarchie ecclesiastiche la via per una chiesa più vicina ai bisogni del popolo.

E' significativo che l'unica conferenza episcopale che abbia espresso un parere molto critico nei confronti del ruolo della chiesa nella conquista sia stata quella guatemalteca, dove ormai i cattolici si sono ridotti al 40% della popolazione.

-altro elemento importante è stato il mettere in relazione la diffusione della teologia della liberazione con la repressione di ogni forma di organizzazione popolare, inaspritasi in quasi tutti i paesi dell'America Latina a partire dagli anni '60, dopo la vittoria della rivoluzione cubana. I movimenti popolari si sono fatti scudo della chiesa: non trovando altre forme di organizzazione hanno usato gli spazi che la chiesa cattolica, con le aperture conciliari, lasciava loro. In molti casi la sconfessione di alcuni gruppi da parte delle gerarchie cattoliche ha aperto la strada ai massacri da parte dei militari e paramilitari (...).

In America Latina, il cristianesimo, sotto qualsiasi forma, ha ben poco da offrire a quelle popolazioni. Se nelle nostre regioni si è sviluppato e diffuso anche come espressione di certe forme sociali, economiche e di pensiero, in America è giunto con le armi, dal di fuori e contro ogni regola di convivenza e forma di esistenza. L'unica cosa buona che può fare è sparire.

 

 

Tratto dalla relazione di Jean Miguel Antonio Oreste al IX meeting anticlericale