La legge è eguale per tutti....
La vicenda giudiziaria che ha visto condannati due anticlericali é la traccia per un lavoro teatrale, farsa, commedia con finale catartico (bigotti e preti).
Tutto ha inizio con un appello, fatto firmare all'uscita della messa ai fedeli fanesi, nell'immediata vigilia dell'Ottavo meeting anticlericale (1991). Ispiratore di tale appello era l'attuale sindaco di Fano (in quel tempo vicesindaco democristiano); il personaggio non si espone direttamente poiché "corresponsabile" con la giunta comunale del rilascio delle autorizzazioni per lo svolgimento del meeting anticlericale.
Supponiamo che dentro di sé fosse animato da spirito di rivalsa: infatti l'anno prima era riuscito ad impedire il regolare svolgimento del meeting anticlericale, con atti illegali e con la connivenza dei partiti politici che componevano l'appena formata alleanza di governo della città di Fano e cioè la DC, il PCI ed il PRI. Nel 1991 invece aveva dovuto accettare di autorizzare la manifestazione per l'evidente pretestuosità delle motivazioni del rifiuto dell'anno precedente.
L'esposto conteneva evidenti falsità, rifacendosi a polemiche alimentate dalla stampa e dagli ambienti integralisti di qualche anno prima, suggeriva che una faccia assomigliante a quella del Papa, presente nel logo dell'Ottavo meeting, poteva far riferimento a qualche funzione "corporale" del papa.
Si potrebbero analizzare i risvolti psicologici della personalità e dell'immaginario di coloro che hanno visto questo nella vignetta di Vauro. Certo è negativo il giudizio sulla competenza grafica e sulla percezione visiva: basterebbe dare un'occhiata al bagno di casa per vedere la differenza che passa tra un bidet, un water ed il collare disegnato nella vignetta. Se invece tale immagine può suggerire qualcosa essa assomiglia, giustificatamente, ai collari dei vestimenti prelatizi ed ecclesiastici nel periodo dell'Inquisizione o del Nord Europa pre-riforma, al quale, idealmente, il pontificato dell'attuale Papa sembra richiamarsi.
Ma la petizione non riscosse un enorme successo: furono raccolte circa 200 firme sugli oltre 50.000 cattolici fanesi, si trattava inoltre di firme anonime e spesso illeggibili.
In quel momento nessuno prestò attenzione alla questione.
Ben altro effetto essa ebbe invece presso il Tribunale, con un percorso predefinito, con pressioni della Prefettura e delle autorità politiche-cattoliche. Venne aperto un fascicolo in cui fu raccolto anche il rapporto del Vice Commissario di Polizia di Fano. Questi ebbe a riscontrare che IN TUTTA LA MANIFESTAZIONE, tra centinaia di immagini esposte, di interventi e iniziative anticlericali, l'elemento più rilevante, sotto il profilo penale, era il paginone tratto da un numero del Male dell'aprile del 1981 (quello con Craxi in camicia nera in copertina).
I tempi della giustizia hanno la loro particolare dimensione e la cosa emerse solo dopo un anno, quando gli imputati vennero convocati dal Giudice per le indagini preliminari. Il Pubblico Ministero, più che evidenziare i fatti in questione, dichiarò solo che gli imputati erano stati più volte "preavvisati" e che non potevano essere tollerate ulteriori "iniziative del genere".
Inizia così il cammino processuale con imputazioni che prevedono fino ad un massimo di 15 anni di carcere (5 per il reato di vilipendio triplicato per effetto del "reato continuato"), tutti reati suggeriti dalla petizione, in questo iter non ci si curò del fatto che l'art. 402 fosse già "neutralizzato" ed abolito dal Nuovo Concordato che ha eliminato la "Religione di Stato".
Le prime udienze hanno una caratterizzazione comica. Alla prima udienza vengono convocati una decina di firmatari dell'appello che rifiutano di presentarsi per una vicenda per la quale nulla si ricordavano, e avviene il primo rinvio. Il sindaco Giuliani ha un bel daffare a convincere i testimoni a presentarsi tanto che chiede al Pubblico Ministero di poter testimoniare, ....ma la forzatura sarebbe stata troppo evidente: nell'istruttoria il suo nome non compare mai. Quando viene raccolto un gruppetto di "volontari" si fa il processo e ci si diverte: si presentano alcuni ultrasettantenni (ma a giudicare dalla grafia delle firme la maggior parte dei firmatari non doveva avere un'età inferiore), alle domande del giudice costoro rispondono con frasi sconnesse, che rivelano suggerimenti ed orchestrazione, perché non appena si lascia il tracciato arrivano i "non ricordo", "non sapevo", "non ho visto": non sapevano quello che avevano firmato.
In questa fase il giudice sembra rendersi conto della situazione:
quasi sbeffeggia i testimoni interrogati. Si tocca ancora il comico quando viene multato, per 300.000 lire, il Vice Commissario di Fano che neanche si presenta a testimoniare.
Quando il Commissario viene sentito l'unica cosa che ha da offrire è il " ricordare" i due imputati come "responsabili" dell'Associazione a delinquere chiamata "Circolo Papini". Sulle immagini rimanda il ricordo ad un poliziotto/fotografo, il quale a sua volta dichiara di aver fotografato il "corpo del reato" su mandato di non si sa bene chi. Ebbene il reato è solo fotografico, non è stato sequestrato nulla, non c'è un reperto, una prova (chi garantisce che le foto non sono siano state fatte altrove?) e soprattutto non c'è il collegamento tra foto ed imputati.
Si arriva infine all'assurda sentenza. Il Pubblico Ministero, dopo che la vicenda processuale aveva dimostrato che si trattava di immagini e foto già in circolazione, non poteva far altro che chiedere l'assoluzione. Ma il cerchio era ormai chiuso, la condanna, già decisa in altra sede, era stata preconfezionata.
Le considerazioni giuridiche sono illustrate a parte, non possiamo però esimerci da dare alcune valutazioni politiche sulle motivazioni della sentenza.
1) Il P.M. aveva portato avanti il processo per pressioni ricevute, ma non potendo dimostrare i reati aveva chiesto l'assoluzione;
2) Le pressioni e le connivenze tra ambienti integralisti cattolici e magistratura erano però arrivate fino ai vertici, ed erano forti a tal punto che, nonostante il reato fosse indimostrato, ci si doveva permettere il lusso di condannare lo stesso;
3) Sono evidenti le doppie misure e le discriminazioni con cui si è proceduto nel giudizio: mentre è valida per condannare la sola dichiarazione del Vice Commissario di Fano, senza prove, la dichiarazione di estraneità ai fatti degli imputati non è ritenuta valida e necessitante di riscontri; 4) Nella motivazione della sentenza si fa riferimento al reato previsto dall'art. 403 del C.Penale, reato che nei capi d'imputazione ed in aula NON CI E' MAI STATO CONTESTATO. La giustizia è fatta col gioco delle tre carte?
5) Si dimostra ancora una volta che la certezza del diritto non esiste, infatti mentre lo stesso codice penale prevede che per il reato venga dimostrata la responsabilità diretta, qui si condanna sulla base di generiche "conoscenze" e sulla base di discutibili interpretazioni grafiche dell'assomiglia tra collari e water. (Forse i giudici hanno fatto ricorso ad una ricerca in giurisprudenza risalente all'inquisizione, quando molti furono condannati al rogo perché "assomigliavano" a gente poco gradita).
6) L'esposizione, in quell'ambito, di una immagine di un giornale regolarmente pubblicato nel 1981, per i giudici non solo non fa cadere il reato ma addirittura lo moltiplica. Commette reato non chi lo pubblica ma chi lo espone (o addirittura come nel nostro caso chi si presume lo esponga) come se il reato fosse una tassa pubblicitaria.
7) Nella sentenza la non sussistenza del reato di vilipendio alla religione "di stato" viene giustificata in quanto non sono state presentate al processo prove di dichiarazioni o altro riguardanti la religione che vadano contro.... l'opinione della maggioranza dei cattolici! La giustizia si dichiara non oggettiva, ma si rimette alle opinioni dei cattolici! La magistratura pesarese, forse ancora ignorante del fatto che il "Nuovo Concordato" aboliva la religione di Stato, ritiene ancora pienamente valido l'art. 402 del C.P., addirittura suggerisce che possa essere punito chi esprime sulla religione cattolica pareri non condivisi dalle alte sfere cattoliche. Attenzione!! Anche affermare in pubblico che Dio non esiste potrebbe essere cagione di guai con la giustizia... se non quella "divina", che evidentemente non esiste, perlomeno con quella terrena.
8) Ancora più assurda è la pretesa di come si forma il reato. Nella fattispecie si dichiara che l'immagine tratta dal "Male" fa del vilipendio in quanto esposta al di fuori del contesto storico-allusivo che aveva quando era stata pubblicata. Qualcosa che un tempo non era reato ora lo diventa (contraddicendo gli stessi principi del diritto, es. art. 2 C.P.). Esempio: un giornale stampato negli anni trenta e recante la frase "viva il Duce", ovviamente al momento della sua stampa non costituiva reato, ma esponendolo adesso, magari in una mostra storica della Resistenza può diventare reato perché ormai al di fuori del contesto storico-politico. Mentre magari lo stesso slogan pubblicato in un giornale neonazista, quindi in un contesto attuale (....), non è reato. Attenzione!! Questo disinvolto utilizzo della repressione giudiziaria ci sembra appartenere ad un passato, o ad un futuro, che giudicava e condannava sulla base di cosa si era fatto o dichiarato in passato e potrebbe essere un cattivo modo di iniziare la II repubblica reazionaria e restauratrice.