Qualche chilo di "sana autocritica".
Lo storico Mimmo Franzinelli ci ha di recente parlato del suo intervento di quest'anno al Meeting, che verterà sui "limiti" dell'anticlericalismo. Egli li riassume nel seguente modo:
-il rischio che a prendere sul serio le reiterate esternazioni pontificie ci siano solo sparuti gruppi di integralisti cattolici e di anticlericali;
-l'insistenza sulla sola contrapposizione alla Chiesa che porta a perdere il senso delle dimensioni dei problemi, e a ritenere un compagno di strada chiunque spari castronerie contro i preti e a trascurare il problema di fondo: la costruzione di un'etica laicamente libertaria;
-lo spocchioso dogmatismo di troppi anticlericali, probabilmente assimilato col latte dell'educazione confessionale.
Dopo anni di confronto tra anticlericali di varia "tipologia", e tanti tentativi per la costruzione di un Coordinamento, di certo l'intervento di Mimmo giunge ad hoc. Gran parte del nostro anticlericalismo è originato da una "reazione" all'intolleranza religiosa, reazione che, seppur irrinunciabile e vitale, è pur sempre legata nei suoi movimenti in quanto gesto ed esperienza non costruttiva ma essenzialmente difensiva. Abbiamo spiegato spesso l'essenza libertaria del nostro anticlericalismo con una serie di negativi, dei "no" (ma poi spesso ci siamo scordati di dirli): il rifiuto delle posizioni dogmatiche anti-religiose che fanno scaturire uno stupido antagonismo complementare all'intolleranza che si dice di voler combattere, il rifiuto di atteggiamenti di spregio fine a se stessi (e, come si dice nell'articolo del Circolo N.Papini sui Meetings "maschiliste", e ci si riferisce a tutta la satira su preti e "cazzi" vari).
Il lavoro culturale in positivo che si è fatto in questi anni di Meetings (supportato dall'attività durante l'anno dell'Associazione per lo Sbattezzo) è consistito essenzialmente in:
-riprendere le fila di un'analisi storiografica dell'operato della Chiesa e delle correnti di pensiero laiche ed anticlericali;
-aprire la discussione ed il confronto su tematiche verso le quali la sinistra italiana generava sempre più ostracismo: la laicità dello Stato, la connivenza tra Stato italiano e Chiesa cattolica;
-aprire la discussione su argomenti addirittura tabù: la sessualità repressa da anni di educazione cattolica (ricordo le gloriose conferenze su "I guasti psicologici dell'educazione religiosa" di Alberto Pettigiani, organizzate dall'Associazione per lo Sbattezzo), l'origine profonda della mentalità autoritaria ed integralista religiosa.
Eppure, è vero, già nell'analizzare il meeting dello scorso anno, sono venuti alla luce dei dubbi circa la "vivacità" del meeting in quanto laboratorio politico (nel senso originario del termine): semplicemente, io direi che il meeting non è tale. Personalmente, non ho il dubbio circa la possibilità che noi si "prenda troppo sul serio" le stronzate che quotidianamente il Papa riversa. Forse, essendo io una lesbica "militante", ho semplicemente un intuito più in allarme, nel senso che se in Europa la politica svolta a destra, anche grazie all'operato della Chiesa, quella a cui tolgono la dignità civile sono in maggior misura le persone fuori norma.
Da tempo ci siamo ripromessi un' autocritica circa i contenuti politici dei Meetings, soprattutto perché molti di noi danno per scontato che tutto sia già stato detto, e si accontentano dell'anticlericalismo come "protesta", come urlo annuale, magari infarcito di un po' di "satanismo" a qualche concerto serale. Si fanno al meeting dibattiti che meriterebbero invece uno spazio tutto loro, durante l'anno, e si trascura invece la progettualità anticlericale: ciò significa che c'è veramente bisogno di autocritica. Ben venga allora la discussione proposta in programma sul neofascismo ad esempio, ma perché non sia solo "argomento di tendenza", avrebbe bisogno di essere portata a fondo, per non scadere inevitabilmente in una serie di denunce che però non danno la misura del PERCHE' la gente, anche dai ceti medio bassi, stia acclamando la destra. Se lo era chiesto Reich cinquant'anni fa, sarebbe ora di riparlarne. E questo significherebbe far fruttare la nostra cultura anticlericale e libertaria.
Ma evidentemente, anche l'impostazione dei temi "di contorno" proposti, non è riuscita a tener conto dei nostri buoni propositi di questi anni: cioè della volontà di analizzare non solo i dati politici ed economici, ma anche quelli psicologici e sociologici delle questioni (così come è stato fatto in quelle poche discussioni che abbiamo fatto ai Meetings su tematiche riguardanti la sessualità).
Corriamo il rischio di far diventare sempre di più i Meetings un "guscio" vuoto, all'interno del quale si esibiscono conferenzieri e parlatori delle più varie specie, senza niente in comune, nemmeno con la possibilità di confrontarsi tra di loro. Non parliamo poi dello spazio per il dibattito ed i gruppi di lavoro, che sembra diminuire in ogni parte del mondo, compreso qui da noi. Lo scorso anno l'unico gruppo che è riuscito a produrre materiale è stato il gruppo dell'Osservatorio delle donne libertarie sugli integralismi, ma solo perché era stato fatto del lavoro di gruppo prima, naturalmente, come sempre è necessario perché le cose funzionino. Quello che sarebbe necessario è un contatto più frequente durante l'anno con tutti gli interessati ai meetings, e qui entrerebbe in ballo l'Associazione per lo Sbattezzo ed il coordinamento fra associazioni laiche.
Qualche mese fa, si fece un'intervento ironico riguardo lo stallo dei lavori dell'Associazione: si propose (visto che ci si attendeva lo scioglimento democristiano e guai grossi per lo strapotere diretto, in politica, della Chiesa) di fare un comunicato dove si dichiarava lo scioglimento dell'Associazione per lo Sbattezzo per "raggiunti fini statutari". Ma è ormai chiaro a tutti che con questo Governo non basterà un seppur alto numero di "sbattezzati" a difendere le sorti della libertà di pensiero in Italia. E infatti, è giunta puntualmente una condanna ad otto mesi a confermarci la necessità di un nostro "ampio operato".
Vorrei scendere più a fondo nel porre i problemi, parlando anche della situazione politica qui a Fano, che incide molto sul tipo di "programma" dei meetings e sull'organizzazione concreta di questi appuntamenti. Fano, che in latino è "Tempio", sembra essere la città adatta ad ospitare iniziative pubbliche in spazi pubblici,e con clima favorevole. In questi anni il Circolo N. Papini è sempre riuscito a combattere le sue battaglie con le amministrazioni pubbliche riuscendo, nove volte su dieci, ad ottenere spazi e strutture pubbliche per i meetings. Il fatto di poter svolgere questa iniziativa in spazi pubblici ha dato non solo possibilità alla gente di Fano e di tutt'Italia di parteciparvi senza essere sgomberata dalla Polizia, ma ha messo in evidenza il carattere popolare dei meetings; ed uno dei più gradevoli spettacoli offerti è stato quello del vedere autogestire i meetings da gente di tutte le età e coi "look" più disparati. Ma in questo momento di rigurgito autoritario e di Nuovo Ordine, anche gli spazi pubblici vengono chiusi, dichiarati inagibili, sottratti all'uso spontaneo della gente, tassati fino all'inverosimile onde porvi sopra un "invisibile" divieto d'uso. Per l'uso della Rocca Malatestiana (comunque dichiarata inagibile per la maggior parte delle attività) sono state chieste dall'amministrazione fanese trecentomila lire al giorno più il 19% di IVA.
E dunque, oltre alla mancanza di spirito critico e di volontà di crescita di noi anticlericali, c'è da vincere la battaglia a livello locale contro la restrizione degli spazi: "cittadini" o...INQUILINI?
C'è poi un "piccolo" problema che forse sarà utile a tutti segnalare: avrete notato che quest'anno il programma è composto più che altro da conferenze d'una sola persona ad argomento, non in interazione con altri/e; e manca per ora la presenza di anticlericali di ...genere femminile. L'Osservatorio delle donne libertarie non sta facendo per ora attività. Ciò è secondo me dovuto al fatto che, come nella più ampia società, anche nei microcosmi quando c'è aria di crisi la donna torna a casa a friggere melanzane. Il pesante maschilismo più volte presentatosi ai meetings sotto mentite spoglie (o di "gruppo hard core" o di "lettura libertina"...ma è proprio vero che sti' alternativi non sanno andare più in là del signor marchese de Sade?), rischia di pontificare. Molte volte vedo le compagne attive in tanti gruppi e collettivi italiani fare da classiche "reggipalle" alle esigenze dei maschi, uniformandosi ai loro gusti in fatto di espressione politica, artistica ed anche verbale. Non è spettacolo nuovo sentire i compagni rivendicare o semplicemente far passare come proprie le idee ed il concreto lavoro delle compagne (che poi, si sa, sono di regola quelle che fanno le segretarie e puliscono i cessi dei signori "pensatori" e "lavoratori"). E' mia convinzione invece che l'anticlericalismo non possa avere nessun futuro senza l'apporto reale ed attivo delle donne. Parte del pensiero della differenza sessuale, il lesbofemminismo, l'arte prodotta dalle donne in questi anni possiede una carica anticlericale e positiva che sola può portare a compimento il distacco dai modelli culturali autoritari e clericali.
C'è invece una carica da "fine millennio" nell'anticlericalismo che va di moda soprattutto tra le giovani generazioni; è il gusto del peccato, del vietato, dell'autofustigazione; gusto che segnala come anche oggi la cultura sessuo-repressiva sia fortissima, ed amplificata dai massmedia. Il crollo inglorioso del Patriarcato ci prepara del resto tutta una serie di esibizioni della cultura maschile in merito alla mancanza dei famosi "punti di riferimento" (il Papa li chiama i suoi "valori"), ed alla desolazione del deserto dei sentimenti creato durante la storia dell'umanità. Non è un caso che il sadomasochismo stia tanto a galla da secoli: e che il Sado- Stato apprezzi queste innocue performances.
Vorrei concludere spezzando una lancia in testa ad un tipo di performances artistiche tanto amate anche dagli italiani, citando strumentalmente Hakim Bey: "Non ci vuole nessun coraggio ad essere un Artista Sadico, visto che la morte oscena giace al centro del nostro Paradigma del Consenso. "Sinistroidi" a cui piace giocare a Polizia-e-Vittima, gente che si fa le pippe su foto di atrocità; gente a cui piace pensare e intelettualizzare sulla splatter-art e pretenziosa disperazione e sulla miseria di altre persone- tali "artisti" non sono altro che polizia senza potere (una definizione perfetta anche per molti "rivoluzionari")."
So di non essere stata esauriente, perché la mia forzata condizione "a riposo" mi ha consentito solo questo impietoso ruolo di osservatrice, ma posso assicurarvi che sono comunque qui, presente, a dare una mano non solo a fare frettolosa autocritica ma anche a risolverla.
Dada Knorr.
Giugno 1994.