OTTO PER MILLE: NON ABBASSARE LA GUARDIA!

 

Nella Chiesa "combattente" del condottiero Wojtyla il detto evangelico "porgere l'altra guancia" è stato reinterpretato come "finire l'eventuale avversario". A Roma, dopo l'apertura della Moschea, luogo di culto islamico, le gerarchie cattoliche hanno pensato bene di chiedere subito, in riparazione, l'apertura di luoghi di culto cattolico nei paesi arabi.

La Chiesa cattolica è notoriamente ingorda ed incontentabile, sul terreno del meccanismo di finanziamento da parte dello Stato si gioca una parte importante della sua strategia.

Il sistema dell 'otto per mille"è stato criticato dai laici ma mai messo in discussione effettivamente (tra i pochi esempi ricordiamo che l'Eccezione di incostituzionalità della legge 222 del 1985 fatta da un socio di Carta 89, è stata respinta dal Tribunale di Roma, che lo ha anche condannato al pagamento delle spese di "causa" quantificate in 2.700.000 lire, a tal proposito ricordiamo che la Commissione Tributaria di Torino il 23/195 ha invece riconosciuto la questione della illeggimità costituzionale in merito all'art.27 della legge 222 e a quelle intese che regolano le altre confessioni religiose in merito alla destinazione dell'otto per mille) i nostri tentativi di contrastarlo sono stati deboli.

Abbandonare la battaglia ora (come ha fatto la Chiesa Valdese) significa legittimare definitivamente il finanziamento "obbligatorio" da parte dello Stato alle confessioni religiose.

La Chiesa cattolica sta facendo uno sforzo pubblicitario enorme (è emblematico lo spot del sollevamento del campanone) e utilizza una parte dei proventi dell'Otto per mille per farsi una "moderna" campagna di marketing.

Nonostante ciò la legittimità "di fatto" tarda a venire, infatti seppur in aumento le scelte "espresse" nelle dichiarazioni dei redditi sono presenti in poco più della metà dei moduli compilati. (tabella 1).

Un buon risultato è stato ottenuto dalla Chiesa Valdese presente, lo scorso anno, per la prima volta . Operatori dei Centri Fiscali di emanazione sindacale ci riferiscono che lo scorso anno, dopo la vittoria elettorale di Berlusconi, le opzioni a favore dello Stato sono diminuite considerevolmente a causa della sfiducia nei "nuovi" personaggi saliti ai ruoli governativi , della sfiducia complessiva sulle capacità dello Stato e della gestione particolare dei fondi provenienti dall'Otto per mille (lo Stato si guarda bene di pubblicizzare le poche cose buone che ha fatto). Ne è risultato un "voto" di protesta che ha premiato le altre Istituzioni religiose e la Chiesa Cattolica.

Occorre riprendere la battaglia, delegittimare il meccanismo ma anche continuare l'opera di informazione. Un suggerimento potrebbe essere anche quello di attivare contatti con i vari CAAF (in particolare di emanazione sindacale) per approntare schede informative da distribuire ai contribuenti (in merito alla scelta dell'Otto per mille) che vi si rivolgono per i servizi fiscali.

La seconda tabella che presentiamo è relativa alla ripartizione interna alla Chiesa dei fondi (non dimentichiamo che oltre a questi ci sono i conguagli dei primi tre anni di funzionamento del meccanismo, per i quali anni lo Stato aveva anticipato una somma fissa). In questa tabella si notano pochi cambiamenti bella composizione percentuale delle spese: gli iperpubblicizzati interventi nel Terzo Mondo continuano a rappresentare appena il 10% del totale. Il 60% delle risorse sono utilizzate per il sostentamento del Clero (la spesa effettiva finale sarebbe più del doppio se si considerassero entrate le risorse "diocesane", le pensioni INPS e gli stipendi erogati dalla scuola pubblica).

L'unico vero boom è rappresentato dalle esigenze di "culto" di carattere nazionale (es. campagne pubblicitarie) che raddoppiano l'incidenza percentuale e passano da 8 miliardi a 30 in termini assoluti.