14° Meeting Anticlericale - Fano 22, 23, 24 Agosto 1997
FESTA, CONVEGNO O PASSERELLA?
Anche per il ’97 abbiamo pensato di mantenere, fra mille difficoltà, l’annuale appuntamento anticlericale di Fano.
La discussione che ha preceduto la decisione di convocare il 14° Meeting Anticlericale è stata attraversata da diverse questioni. Cercherò di riassumerle, dando senso e voce alle critiche ed alle proposte di cui si sono fatte e fatti interpreti le compagne ed i compagni di Fano, Macerata, Torino, Mestre, Reggio Emilia, Bologna, Livorno che hanno partecipato alle riunioni preparatorie.
Vi sono le difficoltà organizzative e logistiche, scontate, ma acuite quest’anno dalle difficoltà propositive e di manifestazione di una critica libertaria agli integralismi, ai totalitarismi, alle verità rivelate. Vi è la "stanchezza" di una formula che ha caratterizzato positivamente le prime edizioni del Meeting ma che, via via, ha mostrato le prime rughe, i primi limiti, ha registrato le prime critiche. Vi è lo scollamento di un tessuto di relazioni umane e sociali (un tessuto organizzativo) che ha permesso una vita autonoma e spontanea dei Meeting Anticlericali. Vi è la, conseguente, crisi dell’Associazione per lo Sbattezzo, associazione libera e spontanea, contenitore e contenuto della proposta anticlericale scaturita dai meeting adriatici.
La crisi dell’Associazione è stata denunciata e messa all’ordine del giorno già da alcuni anni. L’anno scorso, nell’assemblea domenicale, si è parlato esplicitamente di scioglimento dell’associazione. Discutere di ciò risolve i problemi? Con ogni probabilità no, serve però a mettere in tavola i problemi rispetto ai quali, probabilmente, maggiore sensibilità si manifesta proprio da parte delle compagne e compagni che continuano a farsi carico di un impegno che era proprio dell’insieme dell’associazione. Non è certo il formalismo democratico che ci spinge a denunciare la "delega in bianco" che l’associazione ha, di fatto (negli ultimi anni), espresso nei confronti del "comitato di gestione". Per noi l’associarsi è sinonimo e condizione per sviluppare l’azione sia essa pratica, di critica politica e culturale, di studio e approfondimento delle questioni, di propaganda o di agitazione. Nell’associazione vi possono essere dei mandati esecutivi a svolgere determinati incarichi, a preoccuparsi di portare avanti l’organizzazione pratica delle cose, non vi può però essere la delega ad un comitato o ad una commissione (formale od informale che sia) a mantenere in vita l’associazione stessa in assenza della partecipazione fattiva ed attiva degli associati. Ciò non tanto per un pregiudizio ideologico (come qualche compagno di strada ci ha fatto notare) derivante dalla formazione anarchica e libertaria di molti di noi, ma, proprio perché questo modo di fare, questa metodologia, impedisce l’azione pratica. Al massimo il comitato o la commissione che sia esprimono se stessi, si sostituiscono all’associazione, ne sussumono il ruolo e le funzioni ma, in questo agire, riducono l’attività alla pura pratica amministrativa delle cose. Dove vanno allora a finire la gioia e la rabbia, l’ironia e la sagacia, la determinazione e la scanzonata irrisione che avevano caratterizzato l’attività della critica libertaria agli integralismi, ai totalitarismi, alle verità rivelate, alla pretesa delle gerarchie ecclesiastiche e politiche di rappresentare la coscienza delle persone?
Tutto ciò implode in una spirale di nuovo conformismo, nella rassegnata assuefazione all’ordine delle cose presenti, nella reiterazione di esperienze che sono legate ad un contesto diverso, ad un luogo diverso, ad un tempo diverso.
Queste considerazioni che qualche persona potrà giudicare auto commiseratorie od improntate al più bieco pessimismo traggono origine anche dall’esperienza dell’ultimo anno nel quale i "tour anticlericali" (programmati dalla scorsa assemblea annuale fanese) si sono ridotti ad una decina di iniziative locali (in quanto tali ben riuscite) ma che hanno prodotto il senso dell’episodicità e della frammentarietà della proposta.
Se, quindi, oggi, l’attività collegata ai meeting anticlericali è appannaggio della piccola cerchia di compagne e compagni che ancora si rendono disponibili a proseguire questo lavoro, prendiamone atto, sciogliamo l’associazione che ha già prodotto quanto poteva (e a questo punto voleva), ripensiamo ad una proposta ed ad un programma di iniziative commisurate alla nuova realtà.
L’idea dell’Araba Fenice non è solo scaramantica, deriva dalla convinzione e dalla consapevolezza che i temi e le questioni della critica libertaria alle visioni monolitiche del mondo abbiano ampia rilevanza nella vita quotidiana.
Per l’appuntamento del 1997 ne abbiamo individuate alcune, proponendole come temi di discussione, di approfondimento e di iniziativa:
Su questi temi intendiamo confrontarci con quanti parteciperanno al 14° Meeting Anticlericale in una sorta di congresso anticlericale che sia finalizzato a tessere relazioni e a produrre iniziative. In questo senso intendiamo il carattere "militante" di questa edizione del meeting. Non verranno diramati inviti ad personam per intervenire ai singoli convegni; le assemblee non saranno il corollario culturale della festa che procede indipendentemente e a dispetto della discussione.
Un meeting francescano?
Evidentemente no. Anche se siamo incazzati, la nostra incazzatura sappiamo esprimerla in modo allegro. Avremo ancora modo di incontrarci convivialmente alla mensa autorganizzata del meeting gustando piatti e pietanze eretiche, discutendo di filosofia all’Angolo di vino, passando le serata ascoltando musica o partecipando a rappresentazioni teatrali.
Tutto questo avverrà, come al solito, sulla base della libera partecipazione dei convenuti come della popolazione fanese, l’impegno necessario alla conquista della libertà non può che passare dalla libertà di assumerlo.
Walter