Aldilà della complessa messa in scena religiosa, il Giubileo è in effetti nato come un affare economico e, come tutti gli affari, soprattutto quelli che rendono, è stato doverosamente incrementato. Istituito per la prima volta da Bonifacio VIII nel 1300, l’anno santo, dall’originaria cadenza centenaria, ha progressivamente accorciato i propri intervalli, fino ad arrivare ai 25 anni della ricorrenza attuale.

Ai giorni nostri è ancora previsto dal diritto canonico l’istituto delle "indulgenze", ossia la facoltà, propria del papa, e solo in occasione dell’anno santo (quello del giubileo, appunto), di concedere la remissione delle pene temporali già rimesse, per quanto riguarda la colpa, con l’assoluzione. Un tempo l’indulgenza veniva concessa a coloro che facevano un atto di penitenza che si concretizzava in un pellegrinaggio, da eseguire attraverso precise tappe religiose verso luoghi di culto importanti.

La meta più autorevole era senz’altro Roma, sede del papato, raggiungibile attraverso itinerari specifici, le cui tappe assumevano notevole importanza commerciale.

Per chi non era troppo amante del trekking, in ogni caso, le indulgenze potevano tranquillamente essere comprate.

La progettazione del Giubileo nei termini di un colossale affare economico non è quindi una prerogativa esclusiva dei giorni d’oggi.

E’ un dato di fatto che attorno alla attivazione di questa scadenza si siano giocate molte delle operazioni politiche di quest’ultimo anno, immediatamente successive all’insediamento del governo dell’ulivo: la nomina di Di Pietro per la carica di ministro ai lavori pubblici e alle aree urbane con delega per il Giubileo; le contese per l’applicazione della legge Merloni; la guerra tra Di Pietro ed il sindaco di Roma Rutelli per il monopolio sui lavori pubblici legati al giubileo; la crisi determinata dal blocco dei fondi destinati agli interventi fuori dal Lazio, che ha opposto al governo tanto le forze del Polo quanto quelle dell’ANCI, comprese le giunte rosse interessate. Le stesse dimissioni di Di Pietro, nell’autunno scorso, sono per qualche verso riconducibili alla questione Giubileo.

I quattrini in ballo, d’altra parte, sono davvero tanti: 3.500 miliardi previsti dalla Finanziaria per il ’96 a copertura di ingenti progetti.

In questo ultimo anno si è assistito, dunque, ad una guerra per la spartizione della torta, giocata sul terreno della priorità degli interventi, delle competenze per l’approvazione dei progetti, addirittura del monopolio sui monitoraggi territoriali e sui protocolli d’intesa con gli ordini professionali per il concorso dei progetti.

Roma è stata indubbiamente lo scenario più vistoso, anche se le fregole giubilari hanno pervaso gran parte d’Italia.

Al momento attuale, alcuni pezzi del piano delle opere previste per Roma si sono persi per strada, anche perché erano scandalosamente improponibili. E’ il caso della linea metropolitana C, che doveva essere il fiore all’occhiello dell’operazione, ma che poi è risultata priva di progetto. L’ampliamento del nodo tiburtino da parte delle FFSS ha invece perso il suo sponsor principale, che era Necci. Nonostante i forti ritardi ne rendano improbabile la conclusione, resistono scandalosamente l’Auditorium ed il sottopasso di Castel Sant’Angelo. Per l’Auditorium il progetto è stato frettolosamente modificato due volte, per il ritrovamento di una villa romana e perché mancavano sufficienti garanzie di sicurezza. Per il sottopasso, nonostante i ricorsi, va avanti il progetto che devasterà per un chilometro e mezzo il patrimonio archeologico del sottosuolo di Via della Conciliazione. Altri interventi sono stati defalcati, perché ritenuti irrealizzabili entro il 2000, ma sono ancora paradossalmente inclusi nell’elenco. Rutelli afferma che si è volutamente deciso di arrivare ad un piano minimalista, sfrondando di alcune grandi opere. Solo in autunno tuttavia, opportunamente dopo le elezioni, verrà verificata la fattibilità del piano che oggi, nonostante lo si definisca minimalista, conferma la scelta iniziale di 634 opere per 3.500 miliardi.

Intanto, proprio le elezioni di autunno per il rinnovo dei sindaci diventano un’occasione di notevole rilievo, poiché le amministrazioni che si costituiranno si troveranno a gestire in pieno l’anno santo. Pare che a Venezia si candidi addirittura il ministro dei lavori pubblici Costa. Ma la candidatura più clamorosa è ovviamente a Roma, dove il Polo, proprio in vista del Giubileo, presenterà addirittura una coppia formata dal presidente degli industriali del Lazio, Borghini, affiancato nientepopodimenochè da Teodoro Buontempo, meglio noto come "er pecora".

Oltre a Roma dunque c’è grande attenzione per il Giubileo su tutto il territorio nazionale. Quando, nellos corso febbraio, sono stati bloccati i fondi destinati agli interventi fuori del Lazio, ha avuto inizio la sfrenata corsa delle varie giunte della penisola per presentare progetti di aggancio agli itinerari dell’anno santo e ai relativi fondi. Anche il piano nazionale tuttavia è in ritardo ed anche in questo caso verranno sottratti alla collettività ingenti capitali per aprire cantieri di opere che nessuno ha chiesto, che non verranno magari nemmeno ultimate o che procureranno dissesto ambientale. Speculazioni in piena regola, dunque, come se ne è viste tante.

Sarebbe sbagliato, comunque rapportarsi, sia pure da oppositori, a questa scadenza come se si trattasse dei mondiali di calcio o delle Olimpiadi. Per il Giubileo difatti il discorso è più complesso, poiché, oltre alle enormi speculazioni edilizie e finanziarie che simili occasioni attivano, abbiamo a che fare con un massiccio rilancio del clericalismo, una ridefinizione da posizioni di autorità della dottrina delle fede, una serie di scelte culturali con ricaduta sociale molto ampia, tantopiù trattandosi del Giubileo che inaugura il terzo millenio.

Ecco dunque che giunte di sinistra, città che si sono fregiate di tradizioni laiche, per agganciarsi al carro del Giubileo cercano affannosamente di giocare la carta dell’identità religiosa. E’ il caso, ad esempio, di Livorno, che sfrutta la presenza del santuario di Montenero per candidarsi come porto dei pellegrini; per sostenere il progetto di potenziamento infrastrutturale l’amministrazione sta portando avanti una operazione culturale filoreligiosa basata principalmente sul potenziamento del culto mariano, sulla revisione massiccia della cultura marinara inchiave di ecumenismo, sulla riconciliazione/smantellamento dell’identità laica della città (es. l’inserimento di un religioso nel direttivo della società per la cremazione).

Civitavecchia contende a Livorno, da posizioni di forza, il monopolio portuale e turistico per il Giubileo: la vicinanza a Roma e la madonnina piangente ne fanno una rivale troppo forte per qualsiasi porto italiano.

Rimini invece punta all’aeroporto di Miramare per collegarsi a Roma nel 2000, con una profonda revisione della propria politica turistica. Vale la pena lasciare un po’ in ombra l’edonismo per il progetto di Aeradria, che vedrebbe anche la partecipazione della Repubblica di San Marino e di una società di gestione aeroportuale inglese.

Le località identificabili con le mete religiose tradizionali avranno i finanziamenti senza fare troppi sforzi di fantasia: Torino (con la sindone, il cui gradimento è salito moltissimo dopo il recente "miracolo"), l’Umbria (basiliche di Assisi e Cascia), le Marche (madonna di Loreto), la Campania (madonna di Pompei).

Fondi ragguardevoli saranno destinati anche agli antichi percorsi giubilari, come la via Francigena e la via Romea. Basta dare un’occhiata alle pubblicazioni del Touring (che collabora ufficialmente con l’agenzia romana per la preparazione del Giubileo) per comprendere come l’operazione sia gestita in grande stile.

L’assessorato al turismo della Toscana sta operando in questo senso, ad esempio, un consistente mutamento della politica culturale: dalla tradizionale valorizzazione dell’Umanesimo e del Rinascimento al recupero del Medio Evo e dei "luoghi della fede", con un’operazione filoreligiosa evidente.

Speculazione e copertura ideologica devono andare d’accordo più che mai in un affare di questa portata.

D’altra parte, al livello generale, la Chiesa si sta dando da fare serratamente in vista del Giubileo.

Nel campo della dottrina sociale vengono consolidati i rapporti con il potere: vedi gli interventi in favore della Finanziaria; l’appello ai sindacati perché operino per la convergenza dei diversi settori sociali; la valorizzazione del messaggio pubblicitario; la riconciliazione con il PDS promossa da Ratzinger; la polemica con gli ambientalisti; le posizioni filofederaliste espresse da Ruini.

E’ nel campo della dottrina della fede, tuttavia, che gli interventi sono i più massicci, né poteva essere diversamente. Sullo scenario del Giubileo del 2000 appaiono problemi di rilievo: la presenza crescente di una cultura differenziata e multietnica anche in Italia, nel dominio storico della chiesa romana; l’inserimento di questo territorio di dominio nel più generale contesto europeo e la relativa compromissione del monopolio religioso, che potrebbe probabilmente sbilanciarsi in favore delle chiese riformate dei paesi del Nord Europa, di quei paesi, tra l’altro, economicamente forti. Ecco, dunque, per la Chiesa la necessità di rilanciare l’ecumenismo (guarda caso, proprio a partire dal dialogo con le chiese protestanti), cioè il progetto di unificazione delle maggiori religioni monoteiste, sotto l’egidia della Chiesa di Roma, secondo il dogma del "primato di Pietro", che, pure se addolcito e reso più "fraterno", intende conservare le proprie prerogative di supremazia, basate, appunto, sul dogma della infallibilità della Chiesa nella persona del Papa.

Fuori d’Europa gli obiettivi prossimi della Santa Sede sono ingenti: la visita a Cuba, prevista per l’inizio del ’98, con la finalità di estendere l’organico dei religiosi; l’espansione cattolica in Cina; il Sinodo delle due Americhe, previsto per il prossimo autunno, centrato sulla sfida alla secolarizzazione nei confronti del Nord America.

L’ecumenismo da esportare sarà ovviamente "ad usum Delphini", cioè: sì alle differenze etniche, ma non troppo, perché è facile scadere, come afferma il Segretario di Stato, card. Sodano, "in un’esaltazione che sconfina nell’idolatria umana anticristiana".

La ricetta è intuibile: ricondurre tutte le differenze all’autorità della Chiesa di Roma. C’è già chi scalpita, come il patriarca di Mosca che, nel corso dell’assemblea ecumenica europea svoltasi a giugno a Graz, ha lamentato il proselitismo sfrenato dei missionari cattolici nei territori storicamente legati all’ortodossia, oggetto di "agressione spirituale" negli ultimi sei anni.

Ma è impensabile che la santa Sede voglia moderare la propria campagna di evangelizzazione mondiale, tanto meno alle soglie di un Anno Santo epocale. Del resto il simbolo grafico del Giubileo raffigura la Terra trasportata da cinque colombe, una per continente, e una croce.