I GUASTI "ECONOMICI" DELLA TASSA DI RELIGIONE

 

Sarà stato forse un caso, ma il Meeting Anticlericale si svolse per la prima volta a Fano nell’agosto del 1984: l’anno in cui venne firmato il Nuovo Concordato tra Bettino Craxi (che in fatto di danni economici fu un’esperto) e il Cardinal Casaroli.

Da allora l’argomento del Concordato e delle Tasse di Religione è stata una presenza costante nelle discussioni dei Meeting Anticlericali. Tutti gli anni abbiamo dedicato uno spazio particolare agli effetti del Nuovo Concordato, sia quelli economici che quelli politici. C’è da scommettere che questi argomenti rimarranno all’ordine del giorno anche per i prossimi meeting (se ci saranno, ma finché esistono i Concordati, questi danno una ragione d’esistere all’attività anticlericale) fintantoché non saranno aboliti simili trattati, mortificanti per la società civile.

Il nostro non è un accanimento di natura antireligiosa o di carattere psicologico, tantomeno una reminescenza ottocentesca, ma abbiamo delle concretissime ragioni di natura economica e politica.

Sul fronte economico: in questi ultimi tre anni lo stato italiano ha operato tagli al bilancio per circa duecentomila miliardi di lire, di cui quasi ottantamila miliardi di aumento di tasse (per la riduzione del debito pubblico e per i vincoli di bilancio imposti dal famigerato trattato di Maastricht). Ora il governo si appresta ad operare ulteriori tagli alla previdenza e alla sanità (toccando ancora una volte le fasce più deboli dei pensionati e dei malati). Ebbene, in questo panorama solo la Chiesa Cattolica ha potuto godere di un AUMENTO ENORME DEI SUOI FINANAZIAMENTI, in gran parte dovuti non tanto all’aumento delle adesioni dell’otto per mille a suo favore, ma bensì all’aumento della pressione fiscale sugli italiani. Qualcuno dice che Roma sia ladrona, certo è che il Vaticano, una certa zona di Roma, non può che essere il più strenuo difensore delle politiche governative: difensore non per motivi disinteressati.

Dal 1996 è poi terminata la gestione provvisoria dell’otto per mille. Lo stato italiano ha dovuto iniziare ad erogare alla Chiesa, oltre alle quote annuali, anche i conguagli relativi agli anni precedenti. Subito sono iniziati i problemi: lo stato, mentre tagliava bilanci e si presentava rigorista, doveva erogare alla Chiesa Cattolica oltre 1.135 miliardi di ARRETRATI. Lo stato ha concordato con la CEI la dilazione in quattro rate, ma i problemi sono destinati ad aumentare.

 

 

1993

1994

1995

1996

         

Somme anticipate (miliardi)

586

702

870

935

Somme da erogare (miliardi)

841

984

* 1030

* 1100

 

Mentre tutti i cittadini sono sottoposti ad enormi sacrifici, la Conferenza Episcopale Italiana si permette di inviare note di protesta allo stato italiano per le dilazioni richieste per il versamento dell’otto per mille.

Nonostante ciò la Chiesa Cattolica continua a bombardarci di spot pubblicitari finto-naif nei quali la scelta dell’otto per mille a favore della Chiesa "...è un gesto che non costa nulla...". Frase assolutamente falsa: il bilancio dello Stato è il risultato di molteplici operazioni. Pertanto è vero proprio il contrario: per coprire i buchi "religiosi", relativi agli impegni assunti con il Nuovo Concordato, lo stato ricorre continuamente ad aumentare tasse ed imposte (speriamo che la Chiesa Cattolica non abbia la sua tangente anche sull’Eurotassa. Non ci stupirebbe, dopotutto anche il Vaticano è in Europa).

Inutile chiederci come mai lo stato non ricorra a campagne pubblicitarie per scelte a suo favore. Questo non ha mai interessato nessun governante. Si trattava solo di uno specchietto per le allodole laiche: lasciando uno spazio non gestito da chiese credevano di accontentare le coscienze libere. Lo stato sarebbe poi obbligato a fare un po’ più di chiarezza su come sono state utilizzate le somme ad esso destinate: emergerebbe quindi che queste sono state destinate agli interventi più incredibili, dall’aumento contrattuale per i lavoratori degli enti lirici, ai fondi per i vigili del fuoco, ma anche, e molto spesso, per trovare i finanziamenti per finte azioni umanitarie, come ad esempio il rimpatrio di profughi albanesi, e veri e propri interventi militari (i cui risultati sono stati spesso pessimi, vedi il caso Somalia). E allora, perché mai dovremmo offrire fondi per queste operazioni?

Nella legge istitutiva dell’otto per mille era previsto un meccanismo di revisione ed adeguamento della percentuale dell’imposta da destinare a fini religiosi, se questi non avessero dati risultati soddisfacenti (per la Chiesa Cattolica naturalmente, un meccanismo perverso in cui lo stato abdicava a favore delle bramosie della chiesa che, teoricamente, avrebbe potuto chiedere anche tutto l’intero ammontare delle imposte). Come mai questo meccanismo non viene ora invocato dallo stato visto che la Chiesa Cattolica può dirsi ampiamente soddisfatta delle somme ricevute? E’ chiaro che ai nostri governanti, in nome della pace religiosa, non interessa rimettere nulla in discussione, mentre preferiscono far fare più sacrifici ai cittadini italiani piuttosto che a quelli vaticani.

Di più: vengono continuamente studiate nuove forme di agevolazioni per la Chiesa Cattolica: dai fondi per il Giubileo alle scuole private.

E’ necessario quindi riprendere e sviluppare una battaglia che non tocchi solamente una questione parziale (quella delle opzioni) ma che metta in discussione l’intero impianto del finanziamento alle Chiese e i meccanismi Concordatari.

Per far questo è necessario aprire una campagna di informazione e lotta.

Durante il meeting anticlericale si discuterà degli strumenti di cui dovremo dotarci e come articolare questa battaglia.

Non possiamo, infine, dimenticarci delle novità introdotte recentemente nella legislazione: il quattro per mille a favore dei partiti. Sottoposto a referendum abrogativo, la legge del finanziamento pubblico ai partiti, è stata fatta "miracolosamente" resuscitare con un meccanismo diabolico simile a quello della tassa di religione (la cui filosofia mistificante è la solita: è una scelta facoltativa, che non costa nulla). Questo nuovo meccanismo legittima l’otto per mille di finanziamento alle confessioni religiose (come pure la corsa alla stipula di patti con lo stato da parte di confessioni religiose, al fine di partecipare al "lotto", rafforza di fatto il meccanismo). Tutte le pregiudiziali sulla costituzionalità dell’otto per mille che erano state trovate sono le stesse per il finanziamento ai partiti, vedremo se molti laici saranno coerenti nelle loro battaglie di principio. In più c’è che questa legge può essere sottoposta a giudizio referendario, visto che non fa riferimento, come quella a favore delle religioni, a trattati internazionali o ad articoli di Costituzione. E infatti un quesito per la sua parziale abrogazione è già stato presentato.

Comunque l’opinione pubblica sembra aver già dato il suo giudizio. L’adesione al meccanismo di finanziamento a favore dei partiti sembra essere (dalle prime indiscrezioni) molto basso.

E’ necessario partire da questo primo dato positivo per aprire le contraddizione su tutti i meccanismi obbligatori di finanziamento. Scavare un solco sempre più ampio tra scelte di potere e scelte di libertà è il primo passo di una battaglia che vogliamo vincere.