Associazione per lo Sbattezzo: che/fare o dis/fare?
Provocatoriamente, ma non troppo, è stata lanciata la proposta di sciogliere l'Associazione per lo Sbattezzo.
Proprio per il suo contenuto provocatorio, la proposta pare da non prendersi sul serio, ma solo come un modo eclatante di richiamare l'attenzione su un problema, senza quel carattere di drammaticità, che invece la situazione di fatto presenta.
Che la proposta parta dai compagni di Fano non è un caso: sono loro che tra mille difficoltà si accollano l'onere di organizzare il meeting anticlericale.
Siamo talmente abituati a considerare il meeting l'appuntamento per antonomasia degli anticlericali, a viverlo come una cosa che si trova già organizzata anno dopo anno: un vero e proprio miracolo della fede!
Purtroppo dopo esserci preclusi le vie sovrannaturali per troppo scetticismo, aver mancato di rispetto al creatore di tutte le cose, aver scherzato con i santi, non rimane che: rimboccarci le maniche e lavorare. Ma chi??
Gli ultimi meeting hanno visto un progressivo sgretolamento dello zoccolo duro dei militanti che contribuivano alla costruzione e gestione della manifestazione. Le defezioni, vuoi per pura disaffezione, vuoi per lo scoramento dovuto alla mancanza di riconoscimento verso il proprio impegno (vuoi per qualche occhio nero), hanno finito, onde garantire un regolare svolgimento, col l'infliggere a lavoro duro di pochi (e sempre gli stessi) compagni.
Se le contromisure adottate finora sono state quelle di contrarre i tempi di durata del meeting, col risultato, a mio parere, di accentuare il distacco da una manifestazione che ha assunto sempre più i connotati di un seminario di studi (interessanti, certo, ma ... che palle!), perdendo, nei momenti di festa, di incontro, la carica di vitalità che lo rendeva gradevole da vivere, anche se con tutte le sue contraddizioni.
Ecco quelle che secondo me sono le domande da porsi: crediamo ancora nell'importanza del meeting? Quale può essere la sua formula più efficace? ma soprattutto quanto siamo disposti a spenderci in tempo, lavoro, partecipazione?
Aprire un dibattito serio, propositivo ed impegnativo sul futuro del meeting investe l'Associazione per lo Sbattezzo nel suo complesso, anche se personalmente ritengo che l'anticlericalismo non è solo meeting: esso è comunque la sua cassa di risonanza, megafono, amplificatore.
Se è vero che il discorso anticlericale si vuole relegato all'ambito di pochi, strambi e ininfluenti ambienti e il creare momenti di aggregazione sull'argomento è molto difficile, non è poi un discorso così marginale come lo si vuole far credere.
Oggi salvo sporadiche eccezioni è il meeting che assolve a questo compito: o si alleggerisce il peso specifico della manifestazione fanese, diluendolo in una serie di momenti sparsi nelle realtà locali, o si salvaguarda l'esistente con un impegno di partecipazione adeguato allo sforzo che il mantenerlo comporta.
Proprio la difficoltà di creare altrove manifestazioni, o semplici momenti di visibilità dell'anticlericalismo, deve far riflettere su ciò che i compagni dello Sbattezzo spendono in tempo ed energie, trascurando sicuramente altri interessi, forse anche più gratificanti. Se una critica, o meglio una provocazione, mi sento di muovere essa consiste nel giudicare poco convinta o convincente la politica di coordinamento con le altre associazioni di matrice anticlericale.
Assodato che il meeting è un momento di riferimento nazionale, il luogo in cui si allacciano relazioni, contattano aderenti, si finanziano attività, si diffondono materiali, sarebbe consequenziale che vi fosse maggiore coinvolgimento nel momento organizzativo. Spesso, alla prova dei fatti, si sprecano gli incoraggiamenti e latitano le opere; quindi affrontare con decisione e lucidità, senza "sottintesi" la questione di una gestione allargata potrebbe far affluire linfa vitale.
Parallelamente al discorso della mera sopravvivenza del meeting esiste quello, non meno importante, dell'attività propagandistica dell'Associazione per lo Sbattezzo: assodato che essa è da considerarsi un "marchio" registrato e depositato, il suo patrimonio di esperienza di relazioni deve essere valorizzato, sponsorizzando iniziative a livello locale, operazione, mi rendo conto, sempre auspicata con veemenza, ma rimasta finora nell'ambito dei buoni propositi. Creare dibattito rinnova le forze, soprattutto se sono occasione oltre che di lanciare un messaggio, di divertimento in primo luogo, per chi le organizza.
A fare prediche ci sono già i preti: combattiamoli con l'intelligenza, ma anche con allegria.
E se dopo aver fatto un sincero esame di coscienza... politica ritenessimo conclusa l'esperienza del Meeting Anticlericale e dell'Associazione, ritengo che sarebbe almeno doveroso celebrarne un grandioso, glorioso funerale ufficiale in pompa magna, e non lasciarli morire nell'indifferenza distratta di chi ha sentore di sentirsi in colpa verso di essi. Se faremo una scelta sia essa meditata e consapevole.
Per ora un grazie a tutti coloro che finora hanno tenuto in piedi la baracca: per il futuro tocca a noi tutti decidere.
Paolo