LETTERE

 

Ospitiamo alcuni interventi che ci sono pervenuti.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno fatto pervenire loro lavori circa il battesimo e la religiosità, purtroppo il poco spazio non ci consente di pubblicare tutti i materiali pervenuti.

Invitiamo i lettori a continuare nell'invio di lettere e documenti.

 

Il battesimo smitizzato

Il Padre Nazareno Fabretti, teologo francescano di corrente "progressista", sul numero di Giugno 1989 della rivista mensile di astrologia "SIRIO" edita da Giorgio Mondadori, si allarma per il caso dei due "sbattezzati di Treviso" e dichiara che "cinquecento sbattezzati" in Italia sono ormai troppi.

Purtroppo il cattolico, anche se "progressista" rimane sempre cattolico e cioè "universale" in senso antico "imperiale" e cioè imperialista, e quindi il padre francescano N.Fabretti non ha meglio da dire se non il trito e ritrito adagio dogmatico che il battesimo è "indelebile" ed "indissolubile" più ancora del matrimonio (sic).

Insomma il battesimo ancora una volta viene ritenuto un "marchio di fabbrica" ovvero come simile al "marchio di proprietà" imposto agli antichi schiavi.

Ed in uno stato civile si può ancora permettere questo? L'aggregazione forzata di infanti, incapaci di intendere e di volere, ad una società per di più non soggetta alle leggi di uno stato democratico?

Esattamente come i matrimoni di principi infanti ed incapaci sotto ogni aspetto, stipulati e consacrati dalla chiesa per la ragion di stato dei monarchi.

Ma andiamo con ordine. GESU' CRISTO non ha mai battezzato nessuno: si limitava a lanciare questo appello "Vieni e seguimi". Nessun Apostolo oculare di Gesù Cristo risulta mai essere stato battezzato: né Pietro, né Giovanni, né Matteo, né Marco evangelisti. Soltanto S.Paolo, apostolo non della prima ora, si fece battezzare, ma da adulto.

Gli apostoli tuttavia incominciarono a battezzare, ma solo gli adulti, per due ragioni ben poco mistiche: fare concorrenza ai discepoli di Giovanni il Battista e cercare di coprire e di sostituire l'antico rito ebraico della circoncisione distintivo della Sinagoga.

Gesù Cristo e Dio non c'entrano: era solo una questione di "distintivi". Tanto è vero che il supposto comandamento che si trova nelle ultime righe del Vangelo di Marco e di Matteo "Andate e chi sarà stato battezzato sarà salvo" è una aggiunta postuma di un prete armeno chiamato Aristione, come bene si legge nella pagina 172 del "Nuovo Testamento" tradotto ed annotato dal valdese prof. Giovanni Luzzi, edito a Firenze già nel lontano 1929.

Il cristianesimo ha provocato confusione, e dopo la confusione si è arrivati alla dittatura dogmatica papale, come spesso per reazione accade nella storia.

Ma in principio i cristiani erano così poco sicuri del "battesimo di acqua" da pensare ad un "Battesimo di fuoco", collettivo e non individuale, mistico e non materiale, identificato con la Pentecoste (v. Atti degli apostoli, 1:5; Vangelo di Luca, 3:17).

Successivamente, sempre non troppo sicuri del "battesimo di acqua", arrivarono anche a provocare le autorità romane per conseguire ad ogni costo il martirio da essi ritenuto "battesimo di sangue" e sicura apertura delle porte del paradiso!

Ma non basta, perché nel libro dell'Apostolo Giovanni, chiamato l'Apocalisse, si attribuisce a Gesù la istituzione di un battesimo celeste dopo la morte che conferisce il carattere di "eletto" (Apocalisse, 2:17) con queste parole: "al vincitore io darò una pietruzza (tessera) di riconoscimento".

L'indelebilità, invocata con tanta sicurezza dal "progressista" padre N.Fabretti, era così poco indelebile, così poco sicura e per niente certa, che si discorreva di ben quattro battesimi: "battesimo di acqua", "battesimo di fuoco", "battesimo di sangue" e "battesimo dopo la morte".

Per non parlare dell'uso di battezzare i morti mettendo sotto al letto del defunto un cristiano vivo che doveva rispondere al prete di volere il battesimo, al posto del defunto, come si legge, senza un cenno di riprovazione, nella I lettera ai Corinti di S.Paolo (15:29).

Altro che indelebilità: confusione ed incertezza assoluta, cui si è voluto rimediare col dogma, ma un dogma che sa di idolatria perché è identico, nella sua matrice psicologica, a quanto avveniva presso i popoli primitivi.

Leggiamo infatti in "Magia Verde" di Renzo Baschera, uscito nel marzo 1989 (Oscar Arcana Mondadori- pagg.65-68): "I popoli primitivi avevano una venerazione speciale per la "pianta gemella", cioè per la pianta alla quale veniva affidato il bambino alla nascita. Essa era considerata una seconda madre, o la "madre vegetale". I canachi usavano affidare il neonato alla pianta con una speciale cerimonia religiosa, durante la quale chiamavano gli dei a testimoni. Ricordiamo che in molte religioni primitive la pianta ha la funzione di "medico vegetale", perché a determinate piante viene attribuito il potere di "togliere il male". Esisteva quindi una specie di patto esoterico di vita e di morte tra i due esseri. Ed è anche normale (per l'uomo primitivo) che la madre affidi il proprio figlio alla pianta "affinché questa vegli sulla sua crescita, con l'assistenza degli dei".

Ecco da dove salta fuori la "indelebilità" e la indissolubilità: dal mondo primitivo e dalle superstizioni o fantasticherie.

Non per niente S. Agostino, gran sostenitore del battesimo degli infanti, quando andò in Etiopia a predicare, credette e scrisse di avere visto una popolazione priva di testa e con gli occhi sul petto ed un'altra popolazione ancora con un solo occhio in fronte (Sermone 33°).

Gesù Cristo non c'entra e non c'entrano neppure i sani simboli religiosi: purtroppo anche essi possono venire corrotti.

 

UMBERTO PAGNOTTA - Docente Ordinario di Storia

 

 

 

 

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