ROMA 19/2/90 - La scuola fra Dio, Stato e Concordato -

"SBATTEZZATI.... ma è solo un convegno"

 

Titolava così l'Unità del 20 febbraio per commentare il convegno promosso dall'Associazione per lo Sbattezzo.

Un convegno che ha visto la presenza di pubblico sia nella sessione mattutina (con una nutrita delegazione studentesca) che in quella pomeridiana (dove erano presenti in massima parte operatori della scuola). Circa 250 persone hanno seguito il lavori del convegno, una delle poche iniziative organizzate per ricordare, nell'anniversario (anzi negli anniversari) del Concordato, i guasti che questo continua a provocare.

Un convegno che ha inaugurato l'attività "romana" dell'Associazione per lo Sbattezzo e che ha rafforzato l'intervento anticlericale.

Un convegno che ha permesso l'intreccio di proficui rapporti con altre associazioni (erano presenti la "Giordano Bruno", la "Tavani Arquati" e "l'Unione Atei, Agnostici Razionalisti" la cui proposta di un convegno che tenda ad un fattivo coordinamento dell'anticlericalismo italiano è stata accolta con favore); un convegno che ha messo l'accento sulla necessità di porre la battaglia anticoncordataria al centro delle iniziative che si misurano anche sui singoli aspetti del clericalismo.

E' difficile sintetizzare in poco spazio lo spessore degli interventi che si sono susseguiti a ritmo incalzante per tutta la giornata.

Chiari e dotti sono stati gli interventi dei proff. Salvemini e Bellini incentrati sulle ragioni etiche e giuridiche dell'opposizione anticoncordataria. Tali interventi hanno dimostrato - se ancora ce ne fosse bisogno - l'inconciliabilità fra il rispetto delle libertà e le visioni totalizzanti che trovano proprio nell'integralismo religioso la massima espressione.

Il regime pattizio fra lo stato e la chiesa che dà il quadro giuridico dell'ingerenza cattolica nella vita sociale e politica è proprio ispirato a questo integralismo.

Il Vaticano ritiene inconcepibile l'esistenza di una società libera dal condizionamento religioso, in quanto nega legittimità al pensiero libero. Da parte dello stato, chi ha patteggiato il nuovo concordato ha avuto una posizione succube a questa concezione, vuoi per obbedienza religiosa (Democrazia Cristiana), vuoi per opportunismo politico dei negoziatori "laici". Ne è quindi uscito un pateracchio di regole che salvaguardano esclusivamente una concezione clericale della vita sociale.

Gli esempi eclatanti sono ancora una volta l'insegnamento della religione cattolica nella scuola pubblica e la riforma del finanziamento pubblico al clero. Ma accanto a questo possono essere citati l'esenzione fiscale e contributiva degli enti religiosi e del patrimonio della chiesa, l'ulteriore flusso di denaro pubblico accordato alle scuole confessionali, i finanziamenti per la costruzione degli "edifici di culto", la sudditanza della "morale" pubblica a quella cattolica.

E' emerso con chiarezza come i conflitti che su questi problemi si aprono non siano "riformabili" se non affermando il principio della piena libertà di pensiero e, quindi, come le iniziative di contestazione all'ingerenza clericale debbano tendere allo scioglimento dei patti concordatari. Ciò, è evidente ma va ricordato per evitare speciose speculazioni, nel pieno rispetto della libertà di pensiero e di associazione compresi quelli religiosi. Vaticano e stato italiano continuano a fare "orecchie da mercante" circa un principio che il tanto declamato stato di diritto pone alla base della sua costituzione: la pari condizione e quindi i pari diritti di tutti i cittadini individualmente o associati. La chiesa cattolica, in quanto associazione di cittadini, dovrebbe aderire a questo principio. Ben sappiamo come e perché tutto ciò venga misconosciuto.

Gli interventi di Marina Padovese e Birgit Wust (Lega Anticonformista di Friburgo) hanno ulteriormente approfondito la critica alla logica del clericalismo che si dimostra autoritario, classista e sessista. Il ruolo che la religione cattolica riserva alle donne ha avuto un'ulteriore "autorevole" conferma nelle parole del cardinale di Bologna, Biffi. Il modello delle organizzazioni clericali che gestiscono il potere viene confermato dall'esperienza tedesca dove l'ingerenza clericale è forte nella scuola e nella sanità.

Gli altri interventi si sono incentrati sulle problematiche relative alla scuola. Il convegno poneva appunto la scuola al centro del ragionamento, schiacciata com'è da "Dio, Stato ed il Concordato".

E' emerso con chiarezza come i vari progetti di riforma sottostanno ai condizionamenti della chiesa (ora di religione, scuole confessionali, autonomia scolastica, programmi scolastici), dello stato (condizionamento centralizzato della docenza e della ricerca, burocratizzazione, edilizia scolastica) e del mercato (progetti della Confindustria prontamente accolti nei progetti Galloni e Ruberti). E come questi progetti si leghino in un intreccio di alleanze: l'insegnamento della religione cattolica ed il progetto Galloni nascono sotto l'egidia del patto di ferro tra Comunione e Liberazione (quindi Vaticano e D.C.) ed il PSI; il progetto Ruberti nasce all'insegna dell'accordo tra Confindustria e partiti di governo con la benedizione della Chiesa e del PCI (da non dimenticare che Berlinguer diede il suo assenso allo schema di riforma).

Anche se può sembrare uno schema consolidato, di fronte a tutto ciò solo la lotta può ribaltare tali concezioni e disegni. Proprio le lotte che studenti, insegnanti e genitori hanno condotto hanno permesso di incrinare la logica della scuola confessionale: già oggi è sensibilmente diminuita la percentuale a favore dell'ora cattolica; la lotta degli insegnanti ha fortemente ridimensionato i progetti di controllo statale sulla scuola pubblica; la lotta degli universitari sta ponendo una sostanziale ipoteca alla logica di aziendalizzazione propugnata da Ruberti.

Importanti scadenze ci attendono, nella scuola e fuori di essa per riaffermare la nostra spinta anticlericale.

Dalla battaglia contro il finanziamento al clero, per la sua abolizione, dalla battaglia contro l'insegnamento confessionale nella scuola pubblica, per la sua esclusione, alla battaglia contro il concordato, per la sua abolizione.

 

Walter Siri

 

 

 

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