OBIEZIONE FISCALE ALLA TASSA DI RELIGIONE

 

Gabelliere di Dio

Si avvicina la scadenza della dichiarazione annuale dei redditi che da quest'anno vede anche la scadenza del primo "referendum" a favore del finanziamento del clero da parte dei contribuenti.

Lo stato ora è ufficialmente il nuovo esattore del Vaticano.

E' d'obbligo, quindi, intervenire per precisare l'iniziativa di obiezione alla "tassa di religione".

La questione trae origine dalla revisione concordataria sottoscritta nel 1984 dall'allora presidente del Consiglio (dis)onorevole Bettino Craxi e dal (allora come oggi) presidente della Conferenza Episcopale Italiana cardinal Poletti. Il nuovo sistema sostituisce il precedente istituto della "congrua", che prevedeva assegni mensili elargiti dal Ministero dell'Interno (si, quello della polizia) ai ministri del culto (ma solo quelli della Chiesa Cattolica Apostolica Romana), con il versamento da parte del ministero delle Finanze all'Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero della quota che i singoli contribuenti avranno voluto destinare alla Chiesa Cattolica. E' inoltre prevista la deducibilità ai fini fiscali di una quota di lire 2.000.000 se questa è documentata come donazione al suddetto Istituto per il Clero. Tale cifra è elevata a lire 7.500.000 se devoluta alla Congregazione ebraica.

Questo nuovo sistema naturalmente integra le somme che normalmente vari ministeri elargiscono, a vario titolo, a vicariati, vescovadi, parrocchie o altri Istituti religiosi. Non sostituisce i contributi per gli edifici di culto (la famosa legge Buccalossi prevede che una quota degli oneri di urbanizzazione vadano per gli "edifici di culto"). Non và infine dimenticato il regime di esenzione fiscale, contributivo e previdenziale di cui godono gli enti religiosi anche quando producano reddito od impieghino personale togato o laico con rapporto di lavoro subordinato.

Non soddisfatti di tanta grazia, il nuovo concordato prevede pure una sorta di "minimo garantito" (nel caso in cui i cittadini si dimostrassero poco generosi nei confronti della "povera e santa chiesa") infatti ogni tre anni una commissione stabilirà eventuali modifiche delle percentuali da destinare alla Chiesa. Per il momento lo stato "anticipa". Nel 1989 ha già fatto un sostanzioso anticipo di 406 miliardi.

Un investimento per l'eternità

I miracoli fatti gratis, si sa, non riescono: la Chiesa ha ben pensato di riesumare sistemi che ricordano il commercio delle indulgenze di Luterana memoria.

Vediamo come funzionano questi diabolici meccanismi.

I contributi volontari fino due milioni a favore dell'Istituto per il sostentamento del Clero sono deducibili dal reddito:

es. un reddito di 20.000.000 annui 1.000.000 di versamento al clero paga le tasse su 19.000.000 ottenendo così un'imposta finale di circa 2.900.000 anziché 3.120.000. Non facciamoci illusioni, ben presto potrebbe svilupparsi un mercato di "falsi" contributi al clero che permetterebbero di effettuare una vasta e legale evasione fiscale (e anche di difficile controllo, chi è mai riuscito a mettere il naso negli affari "sacri"?).

Per il momento segnaliamo che la Chiesa ha denunciato per il 1989 un'entrata irrisoria sotto questa voce (hanno parlato di 25 miliardi, se fosse vero, cosa della quale dubitiamo, sarebbe un'interessantissimo indicatore dei comportamenti sociali), piangendo miseria e rilanciando la campagna per l'otto per mille. A questo proposito non sarà sfuggito uno dei spot pubblicitari a supporto della campagna di finanziamento al clero: sulle Tv pubbliche e private apparirà un "angioletto" (inviato direttamente dal cielo ad occuparsi delle cosette terrene) che cercherà di convincere i contribuenti a sottoscrivere a favore della Chiesa Cattolica.

Passiamo invece nel merito dell'8 per mille (0.8%): es. un reddito di 20.000.000 paga circa 3.120.000 di imposte di questa cifra, lo 0.8% e cioè circa 25.000, potranno essere destinate allo "Stato" (per scopi umanitari) oppure alla Chiesa Cattolica (a scopi religiosi o caritatevoli) se non proprio ad una delle altre due sette (la Chiesa Avventista del 7° giorno o le Assemblee di Dio in Italia) che partecipano alla competizione.

Speriamo sia chiaro come si determina l'ammontare della cifra (ma lo rivedremo anche più avanti), ciò che non è chiaro è la destinazione e l'uso di questa enorme cifra potenziale (Il gettito IRPEF stimato per il 1989 è di 300 mila miliardi, l'otto per mille rappresenta quindi 2.400 miliardi).

Per accaparrarsi questa favolosa cifra i quattro concorrenti citati faranno di tutto pur di avere più firme negli appositi riquadri predisposti nei modelli 101 per i lavoratori dipendenti, 201 per i pensionati e 740 per gli altri redditi delle persone fisiche.

Schedatura di massa

Non si capisce ancora bene come farà l'inefficente e lenta burocrazia statale a controllare 25 milioni di dichiarazioni. Addirittura il numero dei modelli presentati aumenterà rispetto al passato, infatti i pensionati prima esentati dalla presentazione del mod. 201 ora, a causa della bramosia del clero spaventato dalla possibilità di perdere anche solo una lira, dovranno presentare il loro modulino (votando come consiglia il confessore naturalmente).

Forse verrà pure abbandonata definitivamente la caccia all'evasore: tutti gli sforzi degli uffici imposte saranno per lo spoglio delle schede (e che non se ne perda una!).

Ma il costo del personale addetto allo "scrutinio" chi lo pagherà? Il clero? E il mancato ricavo dovuto al minor controllo contro le evasioni verrà detratto dal contributo finale da pagare al clero? MAGARI!

Circolano invece alcune ipotesi per semplificare il lavoro: un controllo campione su dichiarazioni presentate in Veneto o nella circoscrizione Vaticana; oppure ci sarà l'intervento di gruppi di "Dame di S. Vincenzo Informatico" (dedite alle opere di carità elettroniche) che invaderanno gli uffici imposte applicando i criteri "antibroglio" adottati nei collegi elettorali campani!

L'obiettivo vaticano sembra essere quello della "democratica" spartizione prendendo come base il censimento sui battezzati (naturalmente la tesi clericale considera inammissibile lo sbattezzo). Ciò significherebbe che il 95% dei fondi andrebbero alla chiesa cattolica e le briciole spartite tra le chiesuole che tirano il carro del pluralismo religioso e lo stato che provvederà a destinarli alle "missioni" nel terzo mondo.

Scelta obbligatoria

I problemi non sono ancora finiti. Il primo problema che si pone è di chi non firma.

Chi non esprimerà la scelta vedrà ripartita la propria quota in proporzione al numero delle scelte espresse. Per essere più chiari, ipotizzando che su 100 contribuenti 20 rispondano e che di questi 15 optino per una delle tre chiese (a noi poco importa quale) e 5 a favore dello Stato, l'ammontare degli ipotetici 2.400 miliardi verrebbe così ripartito: 600 miliardi allo Stato e 1.800 miliardi alle chiese: ratificando così il democraticissimo criterio con il quale il 15% dei soggetti determina il 75% del risultato.

Il secondo problema riguarda la quota parte che verrà riservata allo Stato. Quali siano le destinazioni di queste cifre non è dato sapere anche se c'è un vincolo (nè giuridico nè regolamentare, ma indicativo) alla destinazione a scopi sociali umanitari di tale cifra. Non c'è garanzia che lo Stato, in successivi passaggi, non destini le somme, o parte di queste, accumulate a "fini umanitari" ad istituti controllati dalla Chiesa (es. Caritas). Saremo maliziosi, ma riteniamo che nessuno meno del volontariato cattolico (C.L. in testa) saprà interpretare tali scopi!!!

NON E' SUFFICIENTE QUINDI ESPRIMERE LA PREFERENZA PER LO "STATO" PER LA RIPARTIZIONE DELL'IMPOSTA.

Riteniamo che sia, invece, ben più sostanziata ed incisiva un'azione di obiezione fiscale, sia per il valore contestativo ed illegale che riveste, sia perché azione diretta del singolo che la pratica senza deleghe a chicchessia e, quindi, senza imbrogli e patteggiamenti.

La "fede" dovrebbe essere un fatto "privato" di ciascuno e pertanto ciascuno deve poter agire liberamente.

Proponiamo la LIBERA SCELTA sulla destinazione delle somme.

Obiezione fiscale alla tassa di religione:

1) Il contributo fino a due milioni deducibili dal reddito non deve essere un privilegio della Chiesa, deve essere possibile dedurre dal reddito TUTTI i versamenti effettuati ad Enti e/o Associazioni con fini umanitari, sociali e culturali.

2) Destiniamo direttamente a CHI inviare lo 0.8% delle nostre imposte senza mediazione dello stato.

COME FARE CONCRETAMENTE

A)Deduzione dei contributi:

I versamenti effettuati nel corso del 1989 a favore di associazioni e/o enti con fini culturali e/o sociali vanno segnalati nel quadro P del mod. 740 e precisamente al rigo P23 (in alternativa possono essere utilizzati anche i righi P24 o P25). Questi importi, più gli eventuali normali oneri deducibili (totale al rigo P26), vanno registrati nel quadro N (calcolo dell'IRPEF), al rigo N5. Si ottiene così il reddito imponibile sul quale calcolare l'imposta lorda.

B) Destinazione diretta dell'otto per mille dell'imposta:

Si prende la cifra della casella n. 15 dei modelli 201 o la casella 20 dei modelli 101 (redditi da lavoro dipendente) che riportano la dicitura "Ritenuta fiscale operata e da indicare nel mod. 740" (alcuni 101 recitano "nella dichiarazione dei redditi" o nel rigo N19 del modello 740 con la dicitura "IMPOSTA NETTA" e si calcola lo 0.8% di tale cifra. Esempio: se tale cifra è 3.000.000 il calcolo si effettua come segue: 3.000.000 : 1.000 = 3.000 X 8 = 24.000. Sarà quindi 24.000 lire la cifra da obiettare.

Si effettuerà pertanto un versamento di pari importo (preferibilmente su c/c postale) a favore dell'associazione o ente prescelto.

A questo punto l'azione si diversifica fra i soggetti per i quali vengono compilati i soli 101 o 201 e coloro che compilano i modelli 740.

Chi avrà compilato il mod. 740 dovrà riportare gli estremi del versamento nei righi N26 o N27 o N28 (non esiste naturalmente uno spazio predisposto per l'obiezione fiscale).

Si determina così l'importo finale dell'imposta da versare o quella di cui si chiede il rimborso.

Chi invece presenta i modelli 101 e 201 essendo tassati alla fonte, cioè dall'ente (stato, ente o impresa) che eroga il reddito (per i quali tale ente è sostituto d'imposta (1)), devono rivalersi nei confronti di tali enti, richiedendo la restituzione della cifra obiettata (o in subordine richiedendo il rimborso allo stato).

Va da sé che a tali atti vanno fatti seguire dichiarazioni scritte che motivano (ma, lo ripetiamo, non giustificano, sul piano giuridico) il gesto. Un'omessa dichiarazione sul piano giuridico non cambia niente, sul piano etico e politico, invece, moltissimo.

Attenzione

Lo stato italiano punisce chi osa "macchiare" volontariamente o involontariamente le sacre pagine del mod. 740. Sono previste le seguenti sanzioni: pagamento da due a quattro volte le imposte dovute (con un minimo di 300.000 se NON SONO dovute imposte) in caso di incompleta o infedele dichiarazione oppure se vengono dichiarate indebite deduzioni.

L'obiezione fiscale è illegale. Ciò è chiaro per quanti già la esercitano per contestare le spese militari detraendo una quota percentuale (equivalente all'incidenza delle spese militari sul bilancio statale) dall'imposta netta dovuta (sic!). Ne consegue che, sempre sul piano giuridico, è ammissibile l'iscrizione a ruolo delle imposte non pagate prima, e poi i pignoramenti che regolarmente vengono intentati nei confronti degli obiettori ai quali i movimenti pacifisti ed antimilitaristi offrono quali fondi da proporre al pignoramento libri di contenuto antimilitarista e pacifista. E' pensabile di operare nello stesso senso anche per l'obiezione anticlericale (2).

Annullare la scheda Per la destinazione dell'otto per mille è espressamente prevista la possibilità di "non esprimere la scelta" (perché ciò comunque non sembra danneggiare troppo la chiesa).

Pertanto consigliamo di "annullare" i quattro riquadri previsti nella prima parte dei modelli 740/101/201 e relativi alla destinazione dell'imposta (esprimendo ed evidenziando il rifiuto a questa imposizione). In assenza di normativa chiara per il caso di "annullo" ci riserveremo di agire in via legale in caso di un'impropria destinazione della somma.

Non ci illudiamo di raggiungere grossi risultati quantitativi, ma riteniamo che valga, per questa come per altre battaglie di libertà, anche l'iniziativa di minoranza che solleva i problemi ed indica percorsi di lotta.

D'altro canto anche sul piano dell'obiezione alle spese militari all'inizio erano poche centinaia gli obiettori ed oggi sono già più di 4.000 solo quelli censiti dal circuito non-violento.

Obietto, quindi sono, per finire in bellezza !

 

Federico e Walter

 

NOTE

(1) Sono sostituti d'imposta le aziende, gli enti e quanti abbiano lavoratori subordinati o collaboratori professionali. Tali enti trattengono per conto del Ministero delle Finanze le somme dovute a titolo di IRPEF dai soggetti ai quali viene erogato il reddito e a loro volte versano tali somme (o lo dovrebbero fare) al Ministero delle Finanze. Sono quindi di fatto degli esattori per conto dello Stato ma vengono definiti sostituti (nella riscossione) dell'imposta.

(2) Così come gli antimilitaristi versano il contributo sottratto allo stato alla Cassa di Solidarietà Antimilitarista proponiamo che la quota dell'obiezione alla tassa di religione venga versata sul c/c postale dell'Associazione per lo Sbattezzo.

 

 

 

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