BUONI E CATTIVI
La recente polemica "antipapista" ed "anticlericale" inaugurata da Claudio Martelli durante il Congresso straordinario del PSI ha aperto un dibattito estremamente interessante.
Finalmente si è "scoperto" che la politica di Papa Wojtyla è molto "temporale" ed assai poco "spirituale" (campo più attinente alla questione di Fede).
Noi queste cose le diciamo, ormai, da otto anni e siamo contenti che, seppure con molto ritardo, oggi se ne parli.
Non ci interessa autoproclamarci precursori di tale dibattito ma permetteteci un minimo di soddisfazione. Naturalmente, come in tutti i dibattiti che si aprono, ci sono posizioni differenti, ci sono coloro che, essendo "papisti e clericali", non sono certo d'accordo; ci sono poi coloro che ancora sottovalutano la nuova politica "temporalista" della Chiesa del Papa Polacco, ed affermano che bastano da soli i cambiamenti intervenuti nel tempo ad immunizzare dal virus dell'inquisizione. Se fosse vero saremmo contenti, ma forse non si tengono in considerazione i cambiamenti portati da questo Papa, e ciò che ci preoccupa maggiormente è che molti laici (politici e pensatori in prima fila) abbiano da tempo delegato alla Chiesa Cattolica la gestione di molti aspetti e pratiche della vita sociale. Si dice: "in fondo loro sono bravi in queste cose, lasciamoli fare". Questi laici non ci convincono, la Chiesa Cattolica non va "combattuta" (la nostra cultura laica è sempre stata molto tollerante), ma ciò non significa rinunciare ad elaborare progetti sociali rispondenti a valori laici, basati sulla concretezza dell'esistente e non sull'incertezza dell'al dì là. Ci sono infine coloro che riscoprono una "giusta" dose di anticlericalismo ma ancora cercano di specificare l'esistenza di un anticlericalismo "buono" ed uno "cattivo" ("come il colesterolo... "Sole 24 Ore del 12.7.91).
Quello "cattivo" naturalmente è quello di stampo ottocentesco che non si accorge dei "cambiamenti". Fino poco tempo fa alcuni ci consideravano "antistorici" solo perché avevamo il coraggio di definirci "anticlericali", poi qualcuno ci ha criticato perché vedeva in noi solo un residuo di folklore ottocentesco (specialista nel -dileggio-).
Eppure nelle nostre pubblicazioni, nelle nostre iniziative pubbliche, nei meetings anticlericali abbiamo sempre parlato di cose concrete, problemi attuali, strategie di intervento possibile, ponendoci nell'ottica non di "antireligiosi", ma di critici dell'apparato mentale e politico dell'integralismo/i.
Vuoi vedere che coloro (come noi) che credono nella libertà di e dalla religione si ritrovano, finalmente, tra gli anticlericali "buoni"!?
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