"Iddio protegga l'Italia".
Il 26 Giugno, parlando all'etere, così terminava il suo messaggio televisivo il presidente della Repubblica Francesco Cossiga: Iddio protegga l'Italia. Ma quale Iddio? Quello dei cattolici integralisti papalini, che punisce chi usa il preservativo, quello dell'ora di religione nella scuola pubblica, che si presenta sotto false spoglie "storiche", salvo poi riaffermarsi, nei sermoni del prete-insegnante, come il solito Dio del... Vaticano? Quella divinità cattolica in nome della quale si vuole imporre un modo di votare, fare sesso, lavorare, pensare, o quel Dio più vago ed evanescente cui si riferisce il leader del PDS, Occhetto, quando afferma che non si deve essere ostili alla "cultura religiosa"?
Certo, non si deve essere ostili alla cultura religiosa, e se ostilità significa intolleranza, persecuzione nei confronti dei credenti di ogni tipo, siamo sicuramente d'accordo, poiché la religiosità è pensiero. Finché la religiosità è pensiero, che fa uno stile di vita e in base ai fatti viene riconosciuta. Ma quando una religione diviene onnipresente e onnipotente, giungendo a essere rappresentata persino nella dichiarazione dei redditi, pretendendo, oltre al riconoscimento dei fedeli, anche l'otto per mille dell'Irpef dei cittadini, le cose cambiano.
Quando una religione nella scuola pubblica viene riconosciuta da sempre materia privilegiata a scapito della libera crescita morale degli studenti, cambia molto. Se poi anche il presidente della Repubblica si mette ad invocare Dio dalla TV, e dal primo canale i giornalisti chiamano un Papa "il santo padre", significa che viviamo in un paese confessionale, ove non è permesso essere un/a cittadino/a non credente, se non in un angolo molto buio e molto stretto. Un paese nel quale si vuole amplificare il Potere temporale della Chiesa cattolica, dando per scontato il fatto che si debba credere e si debba chiamare "infallibile" il Pontefice.
L'otto per mille: un sistema per finanziare la Chiesa cattolica italiana tramite uno scrutinio pubblico delle opinioni religiose degli italiani, scrutinio che si risolve senza tener conto delle astensioni, e che addirittura non lascia libertà di devolvere ad altri, se non ai presignati, "l'obolo".
L'ora di religione cattolica nella scuola pubblica: "ora di omertà", un sistema per indottrinare prematuramente ad una Fede i già tartassati studenti. Spacciato per "ora di storia delle religioni" ma in realtà ora di spiegazione del perché, secondo i sacerdoti, la loro religione è "quella giusta", con tutte le valenze morali e politiche dell'insegnamento di individui da sempre assoggettati ad un ben noto credo politico.
Il credo politico degli integralisti cattolici: lo vediamo nell'ordine impartito dal Papa a tutti i suoi sudditi (ricordiamolo, la Chiesa non è "democratica"), di usare ogni mezzo per impedire l'aborto legale. La lungimiranza etica e politica degli integralisti cattolici: la vediamo nelle lunghe prediche per la prolificazione, fatte a popolazioni che soffrono la fame e la povertà più tristi.
Questo Papa e questa Chiesa, così lanciati alla conquista del mondo, sempre in prima linea nella richiesta di nuovi e maggiori poteri atti a governare la società, li vediamo scadere ogni giorno nella intolleranza: leggiamo gli ultimi messaggi del Papa, ove, per tacitare prelati "ribelli" e scoraggiare il dissenso, sempre più spesso egli invita a "controllare" ciò che vien detto e ciò che vien scritto sulla stampa; controllare, leggi censurare (a scopo educativo... dice il Papa).
La Chiesa, che pretende privilegi e potere, si lancia ora alla conquista dell'Est, di un Est che già dalla Polonia comincia a dubitare che i metodi "educativi" di Wojtyla e di Walesa siano così diversi e "più" buoni di quelli dei vecchi "insegnanti".
Ma chi ha il coraggio di affermare che, oltre ai valori propagandati dalla Chiesa, esista altro se non il vuoto? Durante la Desert War, le migliaia di pacifisti e antimilitaristi che manifestavano tutti i giorni erano niente, di fronte a qualche discorsetto per la pace fatto da Wojtyla. Lo stesso Wojtyla che poi, tanto per cambiare, glorifico' i suoi antenati "generali" e conquistatori polacchi nei suoi discorsi ai concittadini, qualche settimana dopo. Un bell'esempio di coerenza, certo, ma si sa: il Papa non è mai stato pacifista né mai lo sarà, lo è solo quando la guerra minaccia il suo primato. Eppure, quanti intellettuali hanno incensato il breve exploit pacifista del Papa, affidandosi a lui, biascicando alle sue gonne, dichiarando "il vuoto" di valori umani dei laici, a loro dire tutti sanguinari militaristi?
Come Valentino Parlato, de il Manifesto, molti intellettuali della sinistra italiana sono diventati ciechi: non vedono i laici da sempre in prima fila nella lotta alla guerra e alla miseria, preferiscono vedere Wojtyla, le sue performances televisive, le sue "missioni".
C'è chi, come Parlato, ha affidato il suo otto per mille alla Chiesa, perché i preti, a suo dire, fanno del bene con quei soldi: come se non fosse chiaro che anche i sacerdoti sono dei meri salariati dalle casse dell'Ente per il sostentamento del clero, come se non si sapesse che la maggior parte di quei soldi va a pagare le missioni politiche e gli "investimenti" economici di papa, cardinali, vescovi, ...altroché carità, per quella c'è già il volontariato cattolico.
Ora che l'anticlericalismo sembra essere tornato di attualità, è forse possibile, visto l'interesse di filosofi, politici, e ."cittadini semplici", esaminare a fondo il fenomeno del potere temporale della Chiesa e dei suoi legami col mondo politico (e finanziario, ricordiamo Calvi).
I laici da tempo hanno delegato ai cattolici l'elaborazione e la realizzazione pratica di interventi nel campo della "assistenza sociale". E' vero che la "carità" è una virtù che fa parte della cultura millenaria cristiana, ma è anche vero che i laici sono stati i primi ad occuparsi di solidarietà ed assistenza giungendo alle radici dei problemi: individuando cioè nell'ingiustizia sociale e nella appropriazione della ricchezza da parte di alcuni la causa della miseria economica e sociale. Ricordiamo le casse, le mutue di solidarietà, l'alfabetizzazione, le camere del lavoro..., le esperienze di autogestione sociale e le lotte per l'emancipazione femminile: patrimonio storico della/e culture laiche.
Poi, con quella "statolatria" che ha imperversato per anni in certa sinistra, si è persa parte della forza diretta sociale dei laici, delegando ad uno concetto di Stato - Mamma che avrebbe dovuto prendersi cura dei cittadini in tutto (vedi la visione del cittadino come "numero" da smistare/curare).
Ed ora che lo Stato è in crisi, che il sistema economico ripropone un tragico crollo dell'impalcatura già carente dello Stato sociale, il volontariato cattolico (quello tradizionale parrocchiale e quello improvvisato "imprenditoriale") resta solo sulla breccia come rimedio a tutti i mali.
Certi individui, tramite meccanismi clientelari, sollevano lo Stato dalle incombenze assistenziali tentando la via del volontariato ed offrendo servizi spesso altrettanto scadenti e meno qualificati. Si crea talvolta un meccanismo di appalti, e quindi di sottopotere, per un servizio costoso e gestito da faccendieri. Spesso è la buona fede di tanti giovani che viene truffata tramite queste operazioni che più che risolvere i problemi, li amplificano.
Ma dov'erano certi laici quando si parlava di droga, di solitudine, di spazi sociali, quando tanti affermavano (e ribadiscono) di non voler pagare le "guerre" ma "case e servizi sociali"?
Quando il Papa a Loreto invocava "l'unità dei cattolici", quando veniva istituito l'otto per mille IRPEF, dov'era Martelli?
Forse era a Rimini a dialogare con CL.
Non serve tutto il polverone della intellighenzia di sinistra a volte moderatamente dalla parte di Kant invece che di Karol (cit. Mariella Gramaglia: perlomeno alcune donne l'anticlericalismo lo intendono meglio), per una società di servizi sociali non confessionali, ma liberi, e volti alla risoluzione dei problemi che ci assillano, per una società ove fedeli, infedeli, increduli, "sani cattolici", "perversi" atei, e viceversa, possano convivere agiatamente.
E' con i fatti concreti che ci si oppone a quel progetto di restaurazione integralista della Chiesa di Wojtyla. Un progetto che vuole riportare indietro di secoli la qualità della vita e delle libertà di persone e popoli. Che questo progetto stia avanzando lo vediamo dall'astio con cui il Papa ed i suoi pari attaccano ogni situazione sociale non gestita e capitanata dal Vaticano (pensiamo all'attacco all'Emilia Romagna).
Al di là delle diatribe tra Chiesa "restauratrice" e Chiesa "rinnovatrice", è questo progetto che va avanti: e i tentativi di rinnovamento si piegano fievolmente di fronte agli attacchi che il Papa fa ovunque alla contraccezione, all'aborto legale, alla emancipazione femminile, alla sessualità stessa, alla libertà dei cittadini e alla emancipazione dei lavoratori.
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